L’anima di Hampden Estate in venticinque scatti d’autore

La terza edizione della Magnum Series Rum è un atto d’amore per Hampden, la distilleria giamaicana salita negli ultimi anni alla ribalta internazionale per i suoi rum dalla grande intensità e profondità aromatica. Le fotografie di Cristina de Middel, presidente uscente della leggendaria agenzia Magnum Photos, sono un omaggio alla storia, alle persone e all’unicità di Hampden. Un mondo a parte, nel mondo dei rum…
Elliott Erwitt sosteneva che “il punto principale di scattare foto è di non dover spiegare le cose con le parole”.
Il leggendario fotografo morto a New York un paio di anni fa è colui che ha inaugurato con le sue immagini la prima edizione della Magnum Series Rum, una collezione voluta da Luca Gargano nel 2021 per unire l’eccellenza dei distillati selezionati all’eccellenza delle immagini fotografiche. Un’eccellenza appunto, in grado di spiegare le cose senza usare le parole.
Scorrendo lo sguardo sulle venticinque immagini esposte, sotto il titolo di The fragrance of Trelawny, al Quai de la Photo sul lungosenna parigino lo scorso settembre, proprio a ridosso di Whisky Live Paris, si capiva che Cristina de Middel, fotografa spagnola di Alicante i cui reportage sono stati pubblicati su El Pais, The Guardian e New York Times, aveva centrato l’obiettivo.

Alla presidente uscente della celebre agenzia Magnum Photos era infatti stato affidato il compito, quest’anno dopo la prima edizione firmata Erwitt e la seconda realizzata da Alex Webb, di cogliere le immagini che sarebbero andate a finire sui quattro imbottigliamenti della terza edizione della Magnum Series. Per la prima volta scatti inediti e per la prima volta tutti dedicati a un’unica distilleria, la giamaicana Hampden Estate. Un omaggio unico e particolare quanto la storia di questa distilleria secolare.
È stata infatti fondata nel 1753, ma per questi secoli è rimasta come nell’ombra, conosciuta da pochi cultori e limitata a una produzione che andava a finire in altri rum, in pasticceria e persino in profumeria.
Quando poi, nel 2009, la produzione è passata di mano, alla famiglia Hussey, ecco i primi invecchiamenti in clima tropicale e i primi imbottigliamenti firmati Hampden. Solo allora gli amanti del rum hanno scoperto la ricchezza sontuosa, a tratti quasi arrogante, di questi figli della canna da zucchero allevati con metodi ancestrali di fermentazione e distillazione, senza timore alcuno di estrarre il massimo dei componenti aromatici possibili.
Da questo angolo di Trelawny, territorio nella parte nord-occidentale dell’isola, i rum di Hampden hanno iniziato a farsi conoscere in tutto il mondo, conquistando palati e cuori. E il cuore di Cristina de Middell evidentemente.
“Ho affrontato Hampden Estate come faccio spesso con i miei progetti: lasciandomi travolgere, prima di tutto”, ha spiegato durante il vernissage parigino. “Invece di arrivare con un’idea predefinita, volevo vivere pienamente il luogo, con la sua intensità, il suo ritmo e le sue contraddizioni. Hampden non è solo una distilleria; è un mondo con regole proprie, un proprio tempo e i suoi fantasmi. Il mio impatto non è stato tanto quello di imporre uno sguardo, quanto di assorbirne l’atmosfera e poi tradurla visivamente, con la consapevolezza che ogni passo all’interno portava con sé storia, lavoro e tradizione”.
Guardare le foto della De Middel e sorseggiare uno dei quattro imbottigliamenti Hampden a 60% vol, ha fatto facilmente scattare la sinapsi tra vista e palato: l’umidità della vegetazione che circonda la tenuta, la luce dell’alba e quella dell’imbrunire, il rumore dei macchinari, la cascata del liquido fermentato prima di prendere la strada dell’alambicco, il profumo inebriante della melassa e i volti degli uomini che lavorano in distilleria. Facce autentiche, sorrisi di lavoratori, occhi antichi e sereni.
“La fotografia non può catturare letteralmente un odore o un suono, ma può suggerirli”, ha spiegato la de Middel. “Ho lavorato con i contrasti di luce e ombra, con le texture, con la densità degli spazi. Ho cercato di far emergere nelle immagini il sudore sulle pareti, la nebbia del vapore, la vibrazione delle botti, come metafore di quelle sensazioni. Il mio obiettivo non era documentare, ma evocare: permettere a chi guarda di sentire quasi l’odore della canna da zucchero e il rumore dei macchinari attraverso la fotografia”.
Tra le immagini più suggestive, il viale affiancato da due file di palme che porta alla casa di famiglia, alle cui spalle si trova la distilleria. Foto, ha raccontato l’autrice, provata e riprovata un’infinità di volte per cogliere l’attimo perfetto, la luce giusta, la leggera nebbiolina che rilascia la terra di sera, quando, dopo essere stata riscaldata di giorno dal sole dei tropici, si arrende alle temperature più fresche.
Le palme del viale d’ingresso ricordano i cipressi di Bolgheri cantati da Giosuè Carducci, perché Hampden in fondo non è una semplice distilleria di rum, come ha detto la stessa de Middel, ma una enclave magica nella quale anche i pavoni che si aggirano nella tenuta sono diventati, con qualche iniziale ritrosia va detto, protagonisti consapevoli delle immagini fotografiche.

Delle venticinque immagini esposte al Quai de la Photo, già selezionate tra le centinaia di scatti, quattro andranno a impreziosire gli altrettanti imbottigliamenti di questa terza edizione della Magnum Series Rum.
Invecchiamenti diversi, un quattro anni, un sette anni, un otto e un nove, per quattro mark differenti. È la ricchezza di Hampden, ma è solo una parte di questa ricchezza, perché a dire il vero ogni rum di Hampden ha qualcosa da raccontare. Così come raccontano le fotografie di Cristina de Middel che ha voluto fotografare Hampden Estate “non come un sito industriale, ma come un organismo vivente”.
Prodotti
Magnum Hampden DOK 4 Y.O. 2021 150cl
Magnum Hampden H 8 Y.O. 2017
Magnum Hampden H 8 Y.O. 2017 150cl
Magnum Hampden HGML 7 Y.O. 2018
Magnum Hampden HGML 7 Y.O. 2018 150cl
Magnum Hampden LROK 9 Y.O. 2016





































