Il grande ritorno della serie Magnum

Da una bottiglia di champagne a una serie di bottiglie di rum il passo non è breve, ma neanche così lungo come gli oltre settant’anni di distanza potrebbero suggerire. Esiste un solido filo rosso ideale che lega l’agenzia fotografica Magnum e Velier, che in questi giorni lancia la seconda edizione della serie di imbottigliamenti in collaborazione con gli artisti dell’obiettivo.
Il progetto era nato nel 2021 per iniziativa di Luca Gargano, che di Velier è presidente e che aveva intravisto la possibilità di riunire due delle sue molteplici passioni: il rum e la fotografia.
Lo stesso Gargano era stato fra i primi ad utilizzare gli scatti dei suoi infiniti viaggi nei Caraibi nelle etichette dei suoi imbottigliamenti, ma qui si trattava di fare un salto di qualità. Una volta portato il distillato di canna nell’empireo che merita, con le sue selezioni che hanno raggiunto quotazioni in asta in grado di rivaleggiare con i single malt scozzesi, la sfida successiva era un’altra, come racconta Francesco Signa, managing director di La Maison & Velier:
“Creare una serie che avvicinasse il rum al concetto di eccellenza estetica ed artistica che merita”.
Ora, le collaborazioni fra marchi di spirits e mondo dell’arte non sono cosa nuova. Da Toulouse-Lautrec a fine Ottocento, passando per l’Art Nouveau di Alfons Mucha fino a Fortunato Depero per Campari e al connubio fra la vodka Absolut e la Pop Art di Andy Warhol e Keith Haring, la lista è lunga.
Nel campo della fotografia, invece, il precedente più illustre è la serie “Masters of Photography” lanciata da Macallan nel 2008 in collaborazione appunto con l’agenzia Magnum. Ed è qui che Luca Gargano ha trovato un punto di contatto. Dietro il quale si apre un mondo di analogie.

Facciamo un passo indietro di quasi settant’anni e spostiamoci al ristorante del MoMa di New York, quando al termine di un pranzo, il 22 maggio 1947, viene ordinata una bottiglia di champagne per brindare alla costituzione di quella che diventerà la più influente agenzia fotografica del Dopoguerra. La Magnum appunto.
A fondarla, alcuni dei più talentuosi fotografi mondiali, tra cui Robert Capa, David Seymour e Henri Cartier-Bresson, che si guadagnerà il soprannome di “occhio del secolo”. Il suo approccio allo scatto è cartesiano: “Allineare testa, occhi e cuore”.
Basta sostituire il palato agli occhi, ed è la regola che da sempre contraddistingue la selezione dei barili di Luca Gargano.
Ma le affinità non finiscono qui. Magnum si distingue anche per altre unicità nel panorama artistico. Per esempio, è la prima cooperativa a mantenere la proprietà dei negativi, proprio come Gargano ama fare con le distillerie caraibiche, che non vengono “sfruttate” con modalità predatorie, ma esaltate con imbottigliamenti in cui protagoniste sono sempre le persone, gli artigiani che quei distillati li producono e li invecchiano. Artigiani, artisti, agricoltori, come da motto Triple A.
Ancora, l’obiettivo di Magnum è sempre stato quello di valorizzare la creatività del fotografo. Non semplici reporter inviati sui teatri degli eventi, ma artisti veri e propri che coprissero l’intero pianeta per trovare lo scatto perfetto. Non per nulla entrare nell’agenzia è tutt’altro che semplice: i membri si riuniscono una volta l’anno per vagliare le candidature e solo un’élite viene ammessa.
Parallelamente, la mano, il tocco e l’esperienza sono tutte doti che il distillatore coltiva per anni. Essere imbottigliatore indipendente, per Velier, è solo riconoscere quel talento e lasciarlo libero di esprimersi al meglio.

Insomma, i motivi profondi della collaborazione - che vanno ben oltre il “nome” dell’agenzia e che rendono la serie Magnum un progetto filosoficamente molto fondato, non il banale art washing di certi brand moderni – non mancano.
Resta da raccontare nello specifico come questa seconda edizione abbia portato avanti il connubio.
Se per la prima edizione il fotografo scelto era stato il celebre Elliott Erwitt, scomparso poi nel 2023, per la seconda le etichette sono state affidate ad Alex Webb. Americano, entrato in Magnum nel 1979, Webb è un giramondo e ha saputo raccontare meglio di chiunque la complessità iridescente dei Caraibi con immagini ricche di spunti e personaggi, dettagli e sfumature.
A questo sguardo, Velier ha deciso di abbinare quattro rum fra loro ovviamente molto diversi sia per stile, sia per provenienza. Quasi tutti imbottigliati a una gradazione di 60% tranne uno a 45%, ma comunque da distillerie con una storia forte e un’identità (anche stilistica) riconoscibile.

Beenleigh 8 yo
Il primo rum viene dal Queensland, e precisamente dalla distilleria più antica d’Australia, fondata nel 1884 sulla costa Est, poco sotto Brisbane. La prima distillazione della melassa avviene in colonna, la seconda in pot still in rame. Le botti ex bourbon invecchiano in due diversi magazzini: questa in particolare è maturata nell’entroterra, in condizioni climatiche più estreme.
Al naso è un rum eccezionalmente profumato, con una grande finezza di sentori che ricordano certi distillati di vino francesi. Frutta essiccata, albicocche e una punta di miele millefiori anticipano un palato che prosegue sui toni delle prugne, delle marmellate speziate, con una variazione di mango e agrumi. Balsamico e freschissimo il finale, con un accento piacevolmente amaricante per un rum fuori da ogni schema.
Clarendon 10 yo
La distilleria Clarendon/Monymusk, fondata nel 1780, si trova sulla costa meridionale giamaicana e lavora sia con alambicco double retort, sia a colonna. Il barile selezionato contiene rum del mark MBS, uno dei più “leggeri” in termini di esteri (fra 10 e 60 grammi per ettolitro) distillato in tripla colonna.
L’impatto organolettico è quello di un rum giamaicano educato ed equilibrato, con l’immancabile frutta tropicale che si arricchisce di sfumature floreali e quasi medicinali, arricchendosi perfino di note umami di frutta secca e non solo. Al palato è pieno e molto saporito, la frutta secca candita si amalgama a una liquirizia salata e a tocchi di legno, arachidi salate e agrumi, fino ad un finale avvolgente e lungo, con un’astringenza quasi erbacea e di tabacco che rende il sorso epico.

Saint James 12 yo
L’unico rhum agricole della release proviene dalla maggiore e più antica distilleria della Martinica, la storica Saint James (fondata nel 1765). Questo rhum è distillato in colonna creola a partire da un blend di due vintages, 2003 e 2010.
Rispetto ai due precedenti, qui la dimensione più dolce e profonda emerge distintamente: caramello, tabacco dolce, ma anche praline e una parte di legno e fava tonka. Al palato emerge l’anima erbacea dell’agricole, con un gioco di spezie e tisane arricchito da cioccolato al latte e uvetta, con un che di frutti rossi. La canna da zucchero (e un che di caffè) fanno capolino nel finale, masticabile e lunghissimo.
Hampden 13 yo
La serie si chiude con lui, sua maestà Hampden, la distilleria-feticcio fondata a Trelawny nel 1753 e diventata Mecca degli amanti dei rum giamaicani “high esters”. Anche se nello specifico si tratta del mark LROK, un “light rum” (200/400 grammi per ettolitro). Nello specifico, questo è uno dei più vecchi Hampden mai rilasciati.
Il classico naso funky di Hampden è qui più educato e fine, con l’ananas appaiato a miele e fiori, banana e un accenno di quell’incantevole nota quasi di fattoria e pelle di salame. Il palato è pienissimo, con un gran corpo come sempre. Cioccolato e liquirizia si mescolano alla frutta esotica in un crescendo che culmina in un finale fruttato, dolce e persistente.
Prodotti
Magnum Hampden LROK 13 Y.O. 2010 150cl
Magnum Saint James 12 Y.O. 2010
Magnum Saint James 12 Y.O. 2010 150cl
Magnum Beenleigh 8 Y.O. 2015
Magnum Beenleigh 8 Y.O. 2015 150cl
Magnum Clarendon 10 Y.O. 2014
























