Caroni, il rum leggendario


4 settembre 2024

La storia di un incredibile caso del destino e di una scommessa vinta.

Fondata nel 1918 e associata al vicino impianto di produzione di zucchero, la distilleria Caroni è stata per oltre ottant’anni un ente statale di Trinidad. La sua attività si focalizzava sulla creazione di rum straordinariamente aromatici destinati alla commercializzazione in botti. Nel 2001, però, il governo deliberò la cessazione della produzione di zucchero di canna in tutta Trinidad, determinando di conseguenza la chiusura della distilleria e portando al licenziamento di migliaia di lavoratori impiegati nella coltivazione e raccolta della canna da zucchero. La distilleria fu quindi soggetta a un processo di liquidazione e letteralmente abbandonata. Fino a che, nel dicembre del 2004, durante un viaggio in compagnia del fotografo Fredi Marcarini, Luca Gargano giunse a Trinidad con l'intento di visitare le sue due storiche distillerie: Angostura e appunto Caroni. Fu qui che avvenne la scoperta di un magazzino pieno di barili abbandonati. Un tesoro di cui si sarebbero perse le tracce e che invece Luca Gargano ha riportato in vita. 

«Ogni volta che racconto la storia di Caroni
mi chiedo se sia vera»  

– Luca Gargano

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È il 9 dicembre del 2004 quando, con il fotografo Fredi Marcarini, Luca Gargano sbarca sull’isola di Trinidad e va in visita alla mitica distilleria Caroni. Luca non sa ancora cosa troverà al suo arrivo. Di certo non può immaginare la grande sorpresa che lo attende. Migliaia di barili di rum, i più vecchi dei quali risalgono al 1974.

Gli edifici sono abbandonati —, racconta Luca nel suo libro Nomade tra i barili, — è come essere all’interno di un paesaggio alla The Day After. Erba alta ricopre le rotaie su cui veniva trasportata la melassa alla distilleria, i rottami sono ovunque, la torre contenente le colonne di distillazione è diroccata e pende come la torre di Pisa. Una situazione completamente inaspettata. Avvicinandomi al cancello d’entrata vedo all’interno una donna, in lontananza, e cerco di attirare la sua attenzione chiamandola a voce molto alta. La donna mi sente, ci vede, si avvicina. Prima di tutto le chiedo di confermarmi se siamo nel posto giusto. E lei lo conferma: sono proprio le distillerie Caroni. 

«What happens?» le chiedo quindi. 

«What happens?!» mi fa lei. 

«Don’t you know what happens?». 

Il governo ha chiuso la Caroni Sugar Factory, ci spiega, l’ultima in attività sull’isola, nazionalizzata negli anni Settanta. Di conseguenza erano finite sulla strada 13.000 persone che lavoravano alla coltivazione della canna da zucchero e la distilleria è rimasta abbandonata. 

Sfiduciato, chiedo se per caso sia rimasto qualche barile ancora da imbottigliare. Ed è allora che la donna mi guarda, gesticola, e mi dice: «What?!» E poi: «Come with me!». 

Entriamo e la seguiamo. Camminiamo tra macerie, rottami, pezzi di lamiera, spazzatura ed erba alta fino alle ginocchia. Arriviamo davanti a un grande magazzino. La donna apre le porte. E io non posso credere ai miei occhi. Migliaia di botti sono accatastate nel magazzino. Incredulo, a quel punto le chiedo se si tratta solo della produzione dell’ultimo anno, cioè se le botti sono tutte del 2003. 

«What?», mi ripete lei. «No-oh! Are 1983, 1984, 1985». 

Sono senza parole. Mi trovo davanti a un vero tesoro dei Caraibi. Neanche in un sogno avrei potuto immaginare una scoperta del genere."

Così, dopo aver contattato chi detiene i diritti del magazzino, Luca si fa mandare i campioni da degustare. Il rum è strepitoso.

Acquista subito i barili più vecchi, quelli degli anni Ottanta, in particolare l’82, l’83, l’85, per un totale di un centinaio di barili. La maggior parte sono heavy rum, distillati a una gradazione più bassa e ricchi di congeners; un po’ di barili di light, distillati con una colonna più performante a un grado più elevato e a meno congeners; e alcuni barili in cui era già stato effettuato il blended di heavy e light, con la gradazione alcolica già ridotta, probabilmente per essere pronti all’imbottigliamento. La gran parte ha una gradazione intorno al 70% di alcol, ma sono estremamente bilanciati. 

Luca decide di imbottigliarli anno per anno e di abbassare la gradazione solo di una parte dello stock. Realizza un imbottigliamento del 1983 riducendolo a 52 gradi, comunque elevati per l’epoca, ma poi imbottiglia anche a barrel proof, dichiarando che “Non si può mettere una cravatta a un rasta”. 

Dal 2006 al 2011 la Velier acquista in totale 1388 casks, che verranno imbottigliati per anno di distillazione, e resteranno a invecchiare ai Caraibi. 

Il rum sarà talmente apprezzato dagli appassionati da far nascere una vera e propria mania, la “caronimania”, esplosa tra i rum lovers e i collezionisti di tutto il mondo. 

Pur essendo celebre da sempre per i suoi "heavy rums", la distilleria era infatti precedentemente sconosciuta come marchio a sé, dal momento che confezionava quantità limitate di prodotto per il mercato locale, mentre la parte preponderante dell'operato consisteva nella vendita all'ingrosso dei suoi rum, usati per migliorare le miscelazioni di produttori locali e internazionali.

Oltre alla eccezionale qualità del rum, bisogna tener presente quattro fattori che ne hanno determinato il valore e l’autenticità. 

In primo luogo, la scelta di imbottigliare il rum quasi totalmente senza riduzione di grado, allo scopo di preservare tutte le caratteristiche organolettiche. Poi, quella di continuare l’invecchiamento dei barili a Trinidad – ovvero in clima caraibico, dove si ha un angel share dall’8% al 11% – per preservarne l’autenticità. Gli altri due fattori che contribuirono a posizionare Caroni come rum di avanguardia sono legati al lancio e allo stile dato alla sua presentazione, con l’utilizzo delle foto-reportage di Fredi Marcarini in etichetta e la già collaudata bottiglia Demerara, questa volta in versione scura.

Caroni

La storia di Caroni a tappe

1918
Nasce la distilleria Caroni Limited, situata sul sito della vecchia sugar factory sulla Southern Main Road. Iniziano a distillare con un Post Still in ghisa

1943
Aggiunto Wooden Coffee Still

1945
Aggiunto Copper Still

1957
Caroni rileva la tenuta di Esperanza e la single-column di Esperanza viene trasferita alla distilleria

1979
Installata una colonna quadrupla Gerb Herman

1984
Il Cast Iron e la Wooden Coffee Still sono sostituiti da una doppia colonna Blairs still e da un Pot Still

2002
Chiusura della distilleria

9 Dicembre 2004
Luca arriva a Trinidad insieme a Fredi Marcarini e scopre lo stock di Caroni

Storia della canna da zucchero e del rum a Trinidad

Scoperta da Cristoforo Colombo il 31 luglio 1498 durante il suo terzo viaggio, Trinidad era inizialmente abitata da 35.000 arawaks e caribes, popolazione che però venne notevolmente ridotta nei primi anni di invasione europea. Utilizzata dagli spagnoli come base per l'esplorazione del fiume Orinoco e per il reclutamento di schiavi destinati alla raccolta delle perle nell'Isola Marshelita, vide il primo insediamento stabile nel 1570 con S. Josè de Oruna, noto oggi come St. Joseph. Rimase in gran parte disabitata fino al 1700.

Nel 1783, offrendo incentivi ai nuovi coloni cattolici, l'isola vide un aumento della popolazione grazie all'arrivo di francesi dalle Antille Francesi. Nel 1797, durante il governo di Josè Maria Chacon, Trinidad fu ceduta a Sir Ralph Abercromby, contando 17.718 abitanti, 2.152 bianchi, 4.476 schiavi liberi, 10.000 schiavi e 1.082 arawaks. Con 60 distillerie sull'isola, divenne un importante produttore di canna da zucchero e rum.

Dopo la fine della schiavitù, arrivarono indiani e cinesi per lavorare nelle piantagioni. La produzione di rum raggiunse il picco nel 1854, superando un milione di litri esportati principalmente nel Regno Unito. Nel 1857, con la scoperta del petrolio, l'industria petrolifera divenne l'attività dominante sull'isola.

Prima della seconda guerra mondiale, Trinidad era il terzo produttore di rum nei possedimenti inglesi. Dopo la guerra, la produzione di zucchero diminuì, ma quella di rum superò i 100.000 hl con il 40% destinato all'esportazione. Sopravvissero solo tre distillerie: Caroni, Trinidad Distillers dell'Angostura e Fernandes Distillers.

Nel 1973, Fernandes fu acquisita da Trinidad Distillers, ma continuò a operare come marchio. Nel 2002, lo stato chiuse Caroni, lasciando Angostura come unico produttore rimasto sull'isola.

Tobago, scoperta anch'essa da Colombo, rimase non colonizzata stabilmente fino al 1762. Durante il XVII secolo, fu oggetto di tentativi di occupazione da parte di diverse nazioni europee. Nel 1763, con il trattato di Parigi, fu assegnata all'Inghilterra, ma rimase scarsamente popolata. L'importazione di schiavi iniziò nel 1770, con una popolazione di 11.000 persone nel 1780, di cui il 90% schiavi. Nel 1783, con il trattato di Versailles, passò ai francesi, ma tornò all'Inghilterra nel 1793. La coltivazione della canna da zucchero e la produzione di rum ripresero nel 1798.

Nel 1884, la Gillespie & Co., monopolista del commercio di Tobago, interruppe le relazioni, portando al declino dell'isola. Nel 1888, Tobago fu annessa a Trinidad, producendo solo 12.970 litri di rum e 1.119 tonnellate di zucchero nel 1890. Nel XX secolo, la coltivazione della canna da zucchero cedette il posto a cacao e palme da cocco.

Trinidad, la più grande delle piccole Antille, è situata a soli 11 chilometri dalle coste del Venezuela. Con una popolazione multietnica, celebre per il carnevale, ha smesso di coltivare canna da zucchero nel 2001 con la chiusura della Caroni. L'unica distilleria rimasta è Angostura, che detiene il monopolio del consumo di rum, con marchi come Old Oak, Forres Park, Angostura 1919 e Angostura 1824. Il consumo di rum sull'isola supera i 6.500.000 bottiglie, prevalentemente di rum bianco.

La selezione Paradise

Caroni Paradise è l’ultima nuova selezione straordinaria dell’ultimo stock del leggendario rum Caroni. La selezione è nata durante la Caroni Ceremony che si è svolta a Cognac il 12 aprile 2019, alla presenza di un gruppo ristretto di 26 esperti e appassionati “Caroni Lovers”, tra i quali Luca Gargano, presidente della Velier, e Thierry Bénitah, Pdg di Maison du Whisky. 

Divisi in “Tasting gang”, tutti i partecipanti hanno degustato i 136 barili rimasti dall’ultimo stock disponibile di Caroni, arrivando a selezionare i 23 migliori tra questi. Oltre alle prime selezioni, però, erano stati individuati anche altri barili “speciali”, da imbottigliare come single cask, selezionati in particolare dalla Tasting Gang capitanata da Luca Gargano. 

I rum di quei barili sono stati passati in damigiane di vetro da 54 litri, con un rapporto di un barile per quattro damigiane, e custoditi fino a oggi proprio a Cognac. 

Ed è da questa selezione eccezionale di Caroni conservata appunto in vetro a Cognac dal 2019 che nasce oggi la serie Paradise. 

Sono previste in totale 11 edizioni limitate.

Ogni etichetta è siglata anche con l’indicazione in alto a destra del numero di damigiana da cui proviene. 

Le etichette sono illustrate dalle opere fortemente ispirate dai colori caraibici di Che Lovelace, artista di Trinidad, nonché docente presso il campus di arti creative dell'Università delle Indie Occidentali.