Magnum: il nuovo progetto Velier che unisce l’arte della distillazione a quella della fotografia


11 ottobre 2022

Magnum Serie

Abbiamo già anticipato qui il progetto Magnum, nato dall’idea di far incontrare i grandi maestri del rum con i grandi maestri della fotografia, per mettere in evidenza il talento degli uni e degli altri, fino a creare un’opera d’arte completa, sia nel contenuto che nell’etichetta.

Il 26 settembre il nostro Progetto Magnum è stato finalmente presentato ufficialmente al Whisky Live di Parigi, durante un’esclusiva Masterclass dedicata a 50 ospiti: un’opportunità unica per degustare e riscoprire questa collezione straordinaria.

Introduzione: la Gargano classification e la rivoluzione del rum

Solo dieci anni fa nei Caraibi il mondo dei rum era immerso nella nebbia più fitta, a eccezione dei soli rhum agricole, che nel 1996 avevano ottenuto una AOC e una riconoscibilità grazie a Jean-Claude Benoit e a Madame Neisson. Per il resto era il caos, un caos simile a quello che ci sarebbe nel mondo whisky, se Macallan, Lagavulin, Ballantine’s e Private Label fossero stati messi nello stesso calderone senza distinzioni. Sotto il nome “rum” rientravano anche prodotti fatti come il grain whisky industriale, produzioni che hanno tutto il diritto di avere uno spazio, ma che sono tutt’altra cosa rispetto a dei rum pot still.

È da questa grande confusione, unita alla consapevolezza della molteplicità di metodi di produzione del rum, che è nata l’idea di Luca Gargano di creare una classificazione, qualcosa di semplice che in primo luogo distinguesse l’esistenza dei rum artigianali, distillati in double retort pot still, e dei rhum agricole, che sono artigianali e distillati in colonne créole. 

In origine, tutte le distillerie avevano dei pot still, ma quando sono arrivati i coffey still, le colonne continue, la maggior parte delle distillerie delle Antille ha dismesso i pot still, preferendo le colonne coffey, le colonne créole, le multicolonne. Per altri restava l’idea che, per fare un buon rum, c’è comunque bisogno del pot still. E, soprattutto sulle isole che erano state colonizzate dagli inglesi, abbiamo ancora delle distillerie che hanno sia colonne che pot still. 

“La mia classificazione serve anzitutto a distinguere e fare chiarezza su queste differenze”, dice Luca Gargano. “Ho cominciato seguendo un impulso di semplicità e onestà. Anche perché mi considero più un mercante che un produttore, anzi, sono più un talent scout. Certo abbiamo delle distillerie, amo fare i progetti per le distillerie, e il primo drop è un’emozione enorme, ma la cosa che amo maggiormente è scoprire dei talenti tra le distillerie nel mondo”.

“Molti distillatori hanno bisogno di supporto sul lato più commerciale e relativo al marketing, magari anche per fare cose che magari non avrebbero il coraggio di fare, come per esempio imbottigliare a grado più elevato, oppure fare dei single cask”, continua Luca. “In Italia abbiamo avuto Pininfarina e Giugiaro, ma così come Pininfarina non è la Ferrari, io non sono i produttori. La Ferrari sono loro. Io posso scegliere un barile, suggerire di imbottigliare a un certo grado, a volte possiamo ideare un packaging, ma bisogna conservare sempre il massimo rispetto delle distillerie.”

E così, dopo dieci anni, abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione nel mondo del rum. Se la piattaforma Whisky Auctioneer non lancia Cognac Auctioneer bensì Rum Auctioneer, vuol dire che il rum si sta finalmente affermando come una delle migliori eau-de-vie al mondo. 

Non è stato sempre un processo facile: non è stato semplice imbottigliare un rum a 60 gradi, per esempio, o scrivere sulle etichette “tropical ageing”, o anche “sugar free”. Luca ha parlato di congeners, di esters, e promette di produrre in futuro un’etichetta che dirà “Robot Free”, dato che sono ormai comuni i casi di distillerie nelle quali i processi sono automatizzati.

magnum serie masterclass

Il progetto - Magnum Photos

  • 3 distillerie storiche concentrate su materia prima, metodi di produzione e invecchiamento in distilleria
  • 1 distilleria emergente pluripremiata
  • 1 formato large: 150 cl, il magnum
  • 1 fotografo famoso nel mondo

Per riuscire a spingere sempre di più il rum, facendogli guadagnare rapidamente posizione al fianco dei Single Malt, Luca ha avuto l’idea di mettere insieme l’arte e gli artisti – memore anche del movimento dei vini naturali, creato sempre da lui e che si chiama non a caso “Agricoltori Artigiani Artisti”, ovvero “Triple A”.

I produttori sono degli artigiani: a volte, parlando per esempio di Neisson, si potrebbe pensare che si parli di migliaia di persone coinvolte nel lavoro, ma in realtà non è così. Si tratta sempre di attività artigianali, che sono anche artistiche nel senso più profondo della parola: arte in greco si dice ‘technos’. Technos è il savoir-faire del mestiere.

Luca Gargano, inoltre, è un appassionato di fotografia, e ha sempre avuto il mito di Magnum Photos, l’agenzia che davvero riunisce alcuni tra i migliori fotografi del mondo.
L’idea di coinvolgere Magnum ha fatto pensare anche alla coincidenza del nome: quando un vino o uno champagne viene imbottigliato in un formato magnum, significa che ha raggiunto un certo status. Perché, dunque, non pensare a delle magnum da associare a un progetto con Magnum Photos?
È così, dunque, che è nata l’idea.

“Da 75 anni i fotografi di Magnum Photos documentano i principali eventi con una narrativa potente che sfida le convenzioni, raccontando le grandi trasformazioni sociali, economiche, politiche, e culturali del mondo, con immagini che diventano spesso parte della nostra memoria collettiva”, commenta Ludovica Pellegatta, Business Development Manager di Magnum. “Contemporaneamente, sin dalla fondazione dell’agenzia, nel 1947, molti dei fotografi Magnum hanno collaborato e continuano a collaborare per la realizzazione di progetti creativi speciali per aziende, brand del lusso, istituzioni governative e ONG. La collaborazione con Velier, marchio acclamato a livello internazionale per la natura artigianale dei suoi distillati e per il suo impegno nel bere responsabile e sostenibile, è in linea con i principi fondatori dell’agenzia, condizione indispensabile per Magnum per un partenariato a lungo termine.
Altri punti di forza del partenariato sono il rispetto del valore autoriale della fotografia e la ricerca di eccellenza.
I grandi rum, proprio come la fotografia, richiedono tempo per raggiungere livelli di eccellenza, arrivando a trasmettere l'essenza del momento presente”.


Steffen Mayer, autore del libro Caroni, impegnato nella degustazione

Questo, peraltro, non è il primo progetto che vede l’agenzia coinvolta nel mondo degli spirits. Come fa notare sempre Ludovica Pellegatta, “Magnum ha un rapporto di lunga data con il mondo spirits: da Elliott Erwitt a Paolo Pellegrin, Martin Parr, Carl de Keyzer, Alex Majoli, Bruce Gilden e Peter Marlow, solo per citarne alcuni, sono molti i fotografi che hanno collaborato con aziende leader del settore come Dom Perignon, Bacardi, Hennessy, Havana Club, Lafite Rothschild, Pernod Ricard, per la realizzazione di campagne pubblicitarie e progetti corporate.

Tra i progetti di maggior rilievo va sicuramente ricordata l’edizione Magnum del 2018 del "Masters of Photography" di Macallan: su invito di Macallan, sei fotografi Magnum hanno trascorso tre anni a documentare la costruzione di una nuova ambiziosa distilleria ad opera di Rogers Stirk Harbour + Partners nella splendida campagna scozzese di Craigellachie, Moray, catturando il paesaggio in evoluzione, le tecniche sostenibili applicate nella costruzione, le persone dietro l'ambizioso progetto e il suo impatto socio-economico sulla comunità locale. 

Prestigiosi marchi come Ruinart, Laurent-Perrier, Belvedere hanno inoltre partecipato come partners speciali dell’iconico Fashion Magazine di Magnum, un magazine di moda unico nel suo genere, totalmente creato con il supporto di brand di moda e marchi del lusso selezionati, invitati a commissionare al fotografo in carica del progetto editoriale una serie speciale o uno scatto adv unico ed esclusivo per il magazine”.

Il primo fotografo scelto per la prima release del progetto è Elliott Erwitt, vero e proprio maestro dell’arte fotografica.

Nato a Parigi nel 1928 da genitori russi, Erwitt ha trascorso l’infanzia a Milano ed è poi emigrato negli Stati Uniti nel 1939. Il suo interesse per la fotografia si è sviluppato molto presto ed è continuato durante i numerosi viaggi in Francia e in Italia. Nel 1953, Erwitt è entrato a far parte dell’agenzia Magnum, di cui è stato anche presidente per tre anni, lavorando come freelance per alcune delle riviste più iconiche dell’epoca d’oro dei magazine illustrati, come Collier’s, Look, LIFE, Holiday e altre. Le sue eleganti immagini in bianco e nero sono inconfondibili, e portano un soffio lieve di umorismo satirico e insieme una grande sensibilità umana, cara allo spirito autentico di Magnum.

Per la seconda release è stato scelto un altro grande fotografo di primo piano, il cui nome è stato annunciato in anteprima proprio durante la masterclass. Si tratta di Alex Webb, membro di Magnum Photos dal 1979, che ha collaborato con riviste del calibro di Life, The New York Times Magazine, Geo, National Geographic. Le sue fotografie complesse, ricche di colori e rappresentative di momenti emblematici, spesso riprese durante momenti di tensione socio-politica, provengono dai molti luoghi in cui Webb ha viaggiato: Haiti, Istanbul, il confine tra Messico e Stati Uniti, città caraibiche e statunitensi. Webb ha pubblicato 17 volumi fotografici, e le sue opere sono state esposte in tutto il mondo, dall’International Center of Photography di New York alla Fondazione Banesto in Spagna.

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Le bottiglie

Fondamentale, per Luca, è stato trovare dei criteri in base ai quali scegliere i rum da utilizzare per il progetto.

Ho cercato il top mondiale del rum seguendo il mio personal ranking delle distillerie, che non ho mai divulgato per non creare gelosie anche tra gli amici… una cosa va detta, però: è difficile che io abbia amici fuori dalla top ten!

La materia prima; cosa si utilizza per effettuare il processo di fermentazione e distillazione; quanto stock è disponibile: sono i parametri adottati per giudicare il valore di una distilleria, che non possono poi trascurare un altro aspetto importantissimo, vale a dire la degustazione vera e propria del prodotto.

Tutti e quattro i rum scelti sono degli official bottling: le materie secche, decise insieme ai distillatori, sono state mandate in Martinica e a Barbados, e i rum sono stati invecchiati al 100% nelle distillerie rispettive. La pandemia e i problemi di trasporto hanno rallentato molto il progetto, ma i lavori non si sono mai fermati del tutto, e la seconda release è in dirittura d’arrivo.


Sylvia Bernard e Marc Sassier di Saint James

Christelle Harris e Andrew Hussey di Hampden

Richard Seale di Foursquare

SAINT JAMES 2006

“Questo è veramente un regalo che mi ha fatto la famiglia Cayard”, dice Luca, parlando del primo imbottigliamento indipendente fatto da parte di questa distilleria storica, che risale al 1765.

Da sempre nella top ten personale di Luca, Saint James è stata scelta, oltre che per la sua storia, anche per l’ampiezza della sua gamma. “Di fronte a un rum di 15 anni ci vuole rispetto”, dice Luca, “perché ha perso con ogni probabilità il 70% del liquido, e questa è una cosa che va saputa quando si beve un rum. Per questo ho introdotto il concetto di tropical ageing o, per essere più corretti, di distillery ageing”.

“Siamo molto felici di essere associati a questo progetto e di rappresentare quindi Saint James e la Martinica”, ha dichiarato Sylvia Bernard, International Marketing Director de La Martiniquaise. “La relazione tra Luca e Saint James è lunga e ricca di storia, e sua è stata la selezione, tra tutti i millésime che lui conosce molto bene”.

“Questo rum è il più giovane millésime di Saint James”, ha proseguito Marc Sassier, Production Manager per Saint James. “Molto concentrato, ricco di note di grigliato e torrefatto, è davvero molto potente”.

HAMPDEN HLCF

La release di Hampden, altra mitica distilleria fondata nel 1753, è un rum di 5 anni che viene prodotto con una fermentazione e una tecnica uniche. Occorre notare che i rum arrivano al picco dopo 4 o 5 anni, avendo questa caratteristica di acquisire maturità presto.

Sono entusiasta di essere parte di questo progetto”, dice Christelle Harris, Marketing Director di Hampden. “Io e mio zio Andrew Hussey abbiamo capito grazie a Luca il grande potenziale di questa distilleria, e la sua vera qualità. Essere in partnership con lui e Thierry Benitah è per noi una grande gioia, perché questo progetto davvero permette di elevare a un livello successivo l’intera categoria dei rum. Per me personalmente, poi, è un onore, così come per il rum giamaicano è una vera fortuna”.

“Tradizionalmente si parla di 5 sensi esistenti”, dice Luca, “ma in realtà ce ne sono 12 in tutto, uno dei quali è il gusto. Di gusti ne abbiamo storicamente 4, ai quali si è di recente aggiunto anche l’umami. Dopo l’umami, secondo me, c’è la sesta definizione del gusto, vale a dire Hampden”.

MOUNT GAY 2007

Non abbiamo una data precisa per la fondazione di Mount Gay, anche se risale comunque al XVIII secolo; si tratta a ogni modo di una distilleria molto importante, che ha fatto la storia del rum, ricchissima di stock e dotata di bei pot still – oltre che di colonne - e che per questi motivi è stata coinvolta nel progetto. Va notato che è raro che Mount Gay conceda il suo nome, e questa approvazione da parte del Managing Director ha dato una grande importanza al progetto, che può dunque pregiarsi di tre distillerie del XVIII secolo.

Il rum ha 14 anni di invecchiamento, che è quindi estremamente prolungato.

FOURSQUARE 2005

Fondata nel 1996, Foursquare è una delle distillerie più giovani dei Caraibi: perché dunque fa parte di questo progetto? “Perché è come Davide contro Golia”, dice Luca. “Negli ultimi 5 anni ha vinto molti premi, facendo un lavoro incredibile ed eccezionale. Richard Seale è prima di tutto un uomo di scienza, è un ingegnere dotato di cuore, e ha un grande rispetto del terroir e del prodotto”

“Luca è venuto da me qualche anno fa”, ricorda Richard Seale, CEO e Master Distiller di Foursquare. “Mi ha detto che secondo lui il pot still non era abbastanza apprezzato, così come il blended, e io, pur non condividendo la stessa visione, mi sono reso conto che aveva ragione”. È cominciata così una vera e propria missione, tesa a elevare il livello del rum e a portare di parlare di rum pot still di alto livello. 

“Ci sono sempre state persone che sono venute a comprare il nostro rum unaged per realizzare dei progetti loro. Sono sempre delle situazioni molto commerciali, in cui c’è poco rispetto per l’idea che c’è dietro. Con Luca è stato il contrario: ha insistito che il rum fosse invecchiato a Barbados, ha insistito per farcelo imbottigliare, ha mandato le bottiglie e le etichette scelte”. Un approccio molto diverso dal solito, dunque, che per Richard ha fatto la differenza. 

Il rum presentato è uno dei più vecchi per Foursquare, a riprova ulteriore che ogni produttore ha cercato di includere un rum davvero importante per questo progetto. Prosegue Richard: “Si tratta di un blend di rum invecchiati in botti ex-bourbon per 10 anni, poi trasferiti in botti più vecchie, sempre ex-bourbon, per altri 6 anni, e di rum invecchiati per 3 anni in botti ex-bourbon e poi in botti ex-Sherry refill. In queste ultime botti abbiamo lasciato un po’ di rum, in modo da continuare a farlo invecchiare ancora a lungo”.

Quattro bottiglie, quattro rum molto diversi e di età differenti, ma tutti comunque di livello altissimo, tra i migliori al mondo. Entro la fine dell’anno verranno prodotti 4 box speciali che le conterranno tutte, con in più una foto originale firmata da Elliott Erwitt, e che verranno venduti all’asta per beneficienza.

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