Whisky Highball, a modest proposal

Whisky, soda, ghiaccio. La ricetta della semplicità ma, a giudicare da quel che accade in Giappone, anche della felicità. Nel Paese del Sol Levante coltivano da decenni il rito del Whisky Highball, sui banconi frenetici delle izakaya, a tavola e nei migliori cocktail bar. I giapponesi ne vanno pazzi e il Whisky & Soda è diventato un rito sociale tra i più radicati della cultura liquida nazionale.
E se in Italia provassimo a replicare quel che accade ogni sera nei mille bar di Shimbashi e Shinjuku o al Bee’s Knees di Kyoto? Il Nikka Whisky Highball Tour, per tutto il 2026 in giro per la Penisola, è la nostra Modest Proposal.
ALLA FONTE DEL WHISKY
Acqua e whisky. Un legame profondo, indissolubile, radicato fin dentro l’etimologia del distillato più nobile al mondo, se è vero come è vero che la parola whisky viene dall’irlandese “uisge beatha”, che significa acqua della vita. E in effetti questo distillato, e in generale qualsiasi distillato, non sarebbe possibile senza un dialogo continuo con l’elemento acqua, che interviene in ogni processo produttivo, dall’infusione dei cereali alla fermentazione, fino alla diluizione sia prima che dopo l’ingresso nelle botti d’invecchiamento. Per questa ragione nessuno, soprattutto in passato, si sarebbe mai azzardato a costruire una distilleria lontano da un’abbondante fonte d’acqua dolce.

E qui interviene il paradosso: non appena il whisky assume la sua forma definitiva, tra le pareti di una bottiglia di vetro e di lì scivola nel bicchiere, l’acqua diviene il peggior nemico: secondo i puristi distrugge lo spettro organolettico del whisky e in bocca ne attenua irrimediabilmente corpo e intensità; dall’altra parte, i neofiti rimangono spaesati, perché negli anni il racconto sul whisky si è sviluppato sempre più sul binario cieco della premiumness e dell’esclusività - e dunque non si capisce perché un bene di lusso dovrebbe incorporare all’improvviso dell’umile CO2. Solo un ristretto gruppo di illuminati tollera leggere diluizioni, riservate comunque ai whisky imbottigliati con gradazioni alcoliche “piene” o comunque sopra i 50 gradi.
Fuori da qui, almeno in Europa, tutto è mixology, dove il whisky incontra zuccheri, acidi, altre bevande alcoliche. Eppure c’è una storia, che qui vale la pena di ricordare, che dona una seconda vita al rapporto simbiotico tra whisky e acqua, ne ristabilisce la nobiltà e apre infinite possibilità di degustazione e somministrazione per il Re dei Distillati.
È la storia del Whisky Highball.

Da padre incerto
L’inizio di questa storia ha contorni non definiti, come spesso capita quando si va a scavare nelle abitudini alcoliche di epoche passate. Di certo c’è che il termine highball appare già nel 1800 per indicare un bicchiere alto (high) dentro cui veniva versata una dose di whisky (popolarmente detta anche ball), miscelata con ghiaccio abbondante e acqua effervescente a colmare. Lo scozzese Thomas Dewar, fondatore del noto marchio di Blended Whisky Dewar’s, rivendicò apertamente l’invenzione dell’espressione, poiché avrebbe suggerito al barman di un pub di cambiare un bicchiere troppo piccolo per meglio dissetarsi con un highball.
Questo stile di bevuta, nel corso degli anni, si è allargato comprendendo qualsiasi distillato miscelato con ghiaccio e acqua carbonata. Tecnicamente anche il Gin & Tonic rientra in questa categoria, ma qui parleremo solo del Whisky Highball o, rievocandolo col suo nome più rock'n'roll, del Whisky & Soda.

DAL REGNO UNITO AL GIAPPONE
L’inventore della soda fu il chimico e filosofo inglese Joseph Priestley, che a fine ‘700 per primo riuscì ad addizionare anidride carbonica all’acqua. Di qui lungo il secolo seguente si diffuse con facilità l’abitudine di miscelare l’acqua frizzante al whisky, distillato che all’epoca era una bevanda assolutamente popolare e popolana utilizzata anche come tonico corroborante e ben lontana dallo status odierno di distillato raffinato. E con ancora più facilità il Whisky & Soda penetrò nella quotidianità dei bevitori statunitensi, grandi consumatori di Bourbon e di Scotch, e lo fece anche grazie a estati torride in molti Stati degli Usa, che favorirono la diffusione di un modo di consumo meno impegnativo e più rinfrescante.
C’è però un’altra nazione che sviluppò un amore precoce per la produzione di whisky, ormai centenario, e dove la strada del Whisky Highball ha seguito un percorso straordinario e inatteso. Parliamo del Giappone, dove il whisky arrivò per merito di Masataka Taketsuru, il quale imparò i segreti della produzione direttamente in Scozia e fece ritorno in patria negli anni ’20 per avviare le epopee di Suntory e in seguito di Nikka.
Fin da subito il consumatore nipponico di whisky si dimostrò incline a portare la bottiglia di whisky a tavola, anche perché il cibo in Giappone va ben oltre la funzione di alimento e occupa invece un posto primario nei riti e nella cultura nazionale. L’enogastronomia giapponese incorpora continuamente tradizioni alloctone per trasfigurarle e spesso perfezionarle. E all’epoca il sapore contundente dei whisky favorì la nascita del Mizuwari, un drink semplicissimo a base di whisky, acqua liscia e ghiaccio.

Stava già nascendo la passione giapponese per il Whisky Highball che si completò alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando gli americani spinsero il Giappone ad aprirsi definitivamente al mondo esterno. E alle bollicine della soda. Nel secondo Dopoguerra si diffuse la catena dei bar Tory’s, dal nome del fondatore di Suntory, Torii Shinjiro, dove ovviamente il Kakubin Highball andava per la maggiore, anche grazie al prezzo contenuto che un drink così semplice poteva garantire. Il tema economico fu determinante in un momento in cui l’economia giapponese era piegata dallo sforzo bellico, ma allo stesso tempo un momento in cui i giapponesi avevano voglia di tornare a una vita sociale normalizzata. Il successo degli Highball fu clamoroso.
Ma come tutte le storie anche questa ha il suo momento buio, prima del lieto fine: dagli anni ’80 all’inizio del nuovo Millennio il whisky ha avuto nel mondo un calo drammatico dei consumi, che non ha ovviamente risparmiato il Whisky Highball, eppure quando questo distillato si è risollevato a livello globale, la sua declinazione giapponese ha addirittura preso a volare, con la consacrazione definitiva delle distillerie più importanti (Yoichi e Yamazaki su tutte) e la nascita di un movimento di microdistillerie artigianali qualitativamente eclatante (vedi alla voce Chichibu).
Grazie anche alle campagne pubblicitarie dei colossi Suntory e Nikka, il Whisky Highball ha invaso le migliaia di izakaya, dove in un ambiente chiassoso e allegro, il Whisky & Soda scorre a fiumi, spesso con gradazioni leggere, simili a quelle di una birra lager. Non è infrequente trovarlo premiscelato alla spina, e sugli scaffali dei convenience store si può scegliere tra decine di marche in lattina.

Il fenomeno è talmente importante che i blenders delle distillerie giapponesi creano whisky già congegnati per dare il loro meglio a livello organolettico nell’incontro con la grande diluizione data dall’Highball. È il caso del Nikka Black o del Nikka Days, come viene chiamato in Europa.
E in tempi più recenti la tempesta diviene perfetta grazie all’altissimo livello raggiunto in Giappone dalla mixology. Nei migliori cocktail bar delle città nipponiche il rito conviviale dell’Highball diventa aspirazione alla perfezione assoluta, tra ricerca del bicchiere ideale, ice carving, nessun limite sulla qualità dei whisky utilizzati, sode home made e cura estrema della temperatura di servizio.
NIKKA WHISKY HIGHBALL TOUR
La tradizione del Whisky & Soda, che ha percorso in lungo e in largo il mondo fino a raggiungere la gloria in Giappone, merita quindi di essere valorizzata anche in Italia, dove non mancano certo attitudine alla convivialità, un settore dell’hospitality all’avanguardia, oltre che curiosità e tensione verso la qualità.
E così Velier e Nikka, in occasione dell’anniversario dei 90 anni di vita del Gruppo nipponico, hanno deciso di promuovere il Whisky Highball con un vero e proprio tour, che proseguirà per tutto il 2026 e che attraverserà l’Italia da nord a sud. A seconda del bar scelto, questo drink cambierà pelle, a riprova della sua grande versatilità: rinfrescante aperitivo per accompagnare piccoli bocconi; festaiolo e immediato in feste con dj set; raffinato in vere e proprie cene in pairing; protagonista assoluto nei templi della mixology. Dopo le tappe di fine 2025, al J Contemporary Japanese di Napoli, al Bob di Milano e alla Drogheria di Torino, il Nikka Highball Tour si ferma al Rasputin Speakeasy di Firenze.
Da Tokyo arriverà Tsukuro Sato del Bar Libre. Un ospite davvero eccezionale con una missione: convincere tutti che in Italia possiamo scrivere le prossime pagine della storia gloriosa del Whisky Highball.

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