"Mother Mesccia", il tesoro ritrovato di Monaco


13 maggio 2025

Rinasce in versione moderna un patrimonio culturale del Principato di Monaco, grazie a un progetto che fa incontrare il Mediterraneo e i Caraibi all’insegna del rum di alta qualità.

"Mother Mesccia" è un rum d’eccellenza, prodotto a partire dalla miglior canna da zucchero al mondo, grazie a un processo produttivo che inizia ad Haiti e si conclude nel Principato di Monaco. 

Un progetto nuovo e mai tentato prima, che però nasce dal desiderio di far rivivere un’antica tradizione del Principato: la storica “mesccia” risalente all’epoca dei velieri antichi. 

Una storia sepolta negli archivi monegaschi

Nel XVII secolo, il Principato di Monaco era un crocevia di scambi commerciali. I traffici del porto di Montecarlo con le terre lontane includevano prodotti esotici e variamente impiegati nel continente. Tra questi non mancava il rum caraibico che, in particolare, i marinai genovesi portavano dai Caraibi alle coste del Mediterraneo allo scopo preciso di scambiarlo con gli agrumi locali, di cui avevano assoluta necessità per combattere lo scorbuto, una vera piaga sui velieri in quei tempi. 

A Monaco, una tipica tradizione del Principato consisteva nel mescolare l’allora esotico rum con altri alcolici europei, nello specifico il vermouth e il marsala. Il risultato di queste infusioni veniva chiamato “mesccia" dai marinai genovesi, nel cui dialetto la parola indica infatti una mistura, un mix. 

In breve, la “mesccia” diventa un prodotto tipico della cultura monegasca, anche se poi, nel tempo, è andato perduto fino a essere quasi dimenticato. 

Rimane però notizia della sua esistenza negli archivi. E così, nel Duemila, il Principato pensa di far rivivere questa antica bevanda. 

La prima idea è quella di riprodurre l’antica ricetta producendo direttamente il rum nel Principato. Si decide di utilizzare canne da zucchero coltivate in Spagna e importate già pressate. Solo che i risultati non possono essere all'altezza delle aspettative: il rum prodotto in questo modo non può raggiungere alti standard di qualità, e questo compromette il risultato finale. 

È a quel punto che il Principato si rivolge a Luca Gargano, in veste di massimo esperto di rum, per cercare una soluzione che possa far rivivere la tradizione della “mesccia" creando un prodotto di alta qualità.

Il ritorno della “mesccia”

È nel 2021 che S.A.S. il Principe Albert II propone di far rivivere questa antica tradizione della “mesccia”. E immediatamente Luca Gargano offre la sua visione del progetto. 

L’idea definitiva si compone pian piano, a partire dal concetto che il rum migliore al mondo viene prodotto ai Caraibi, oggi come tre secoli fa, per ragioni anzitutto legate alla qualità della canna da zucchero. 

In più, fa notare Luca, nel ventunesimo secolo non si potrebbe più essere fedeli alla ricetta antica della “mesccia”, che prevedeva di addizionare il rum con marsala e vermouth: un mix forse adatto ai gusti e ai palati dell’epoca, ma senz’altro meno non compatibile con le conoscenze e i gusti di oggi.

Luca suggerisce quindi di usare piuttosto delle botti che hanno in precedenza contenuto vini fortificati per affinare il rum. In questo modo sarà possibile mantenere in un certo senso la ricetta, realizzando però anche un prodotto più adatto al nostro secolo. 

Quanto al rum, l’idea di Luca è di produrre un distillato eccellente, che venga sì prodotto in Europa, ma che possa conservare le qualità intrinseche di quello caraibico. 

L’idea è quindi di utilizzare la miglior materia prima. E su questo Luca non ha dubbi, l’eccellenza della canna da zucchero è la varietà Crystalline di Haiti, un’ormai rarissima canna da zucchero non ibridata: dura, magra, ma estremamente dolce e aromatica.

Siccome, però, far viaggiare lo sciroppo in Europa lo comprometterebbe, la soluzione suggerita da Luca è quella di sfruttare a proprio vantaggio la pratica della doppia distillazione. 

È cioè possibile fare una prima distillazione direttamente ad Haiti e solo la seconda nel Principato di Monaco. 

È un’idea che lo stesso Luca Gargano definisce “piuttosto semplice, anche se in effetti nessuno ci aveva mai pensato prima”: una soluzione elegante che garantisce anche un certo risparmio energetico e risulta inoltre interessante in termini di ecosistema. 

Soprattutto, prendere la migliore canna da zucchero del mondo e importare il succo già distillato una volta garantisce un risultato eccezionale senza tradire l’idea di produrre il distillato finale a Monaco. 

Come nasce la Mesccia del ventunesimo secolo

È il 10 novembre del 2021 quando il Principe fa sapere a Luca di essere molto contento di approvare “questo progetto un po’ pazzo”, come lui stesso lo definisce. 

Così si comincia. 

Si parte dunque dalla canna Crystalline di Saint-Michel-de-l’Attalaye, ad Haiti, coltivata nella terra di Michel Sajous. La varietà che ha Sajous in diversi ettari è quella rossa, dal succo straordinario. 

È l’eccellente materia prima da cui nasce il suo Clairin Sajous. Il processo iniziale di "Mother Mesccia" segue invece le stesse fasi che danno vita al rum prodotto da Velier ad Haiti, il Providence. Ovvero, Sajous raccoglie la canna, la spreme e segue la fermentazione del puro succo di canna. Il succo fermentato viene a quel punto distillato una sola volta a bagno maria in alambicco discontinuo, sempre da Michel Sajous. 

L’alambicco è il Mueller da 380 litri che si trova a Saint-Michel-de-l’Attalaye, progettato con l’aiuto di Vittorio “Gianni” Capovilla e installato tramite Spirit of Haiti e Distillerie de Port au Prince.

Il primo distillato ottenuto è un semilavorato tra i 22% e i 34%, che viene messo in drums e trasferito a Port-au-Prince, grazie alla collaborazione e supervisione di Herbert Linge. Da lì viene imbarcato in direzione Monaco-Montecarlo. 

La seconda distillazione avviene in alambicco Khote a Monaco presso L’Orangerie / Distillerie de Monaco, la prima e unica distilleria del Principato, nata nel 2017 nel cuore dell’elegante quartiere la Condamine, piccola e collocata in ambiente urbano, dove tutto avviene seguendo metodi rigorosamente artigianali. Qui il master Distiller è Philip Culazzo. 

Il momento del taglio di testa e coda, che è quello per così dire più “artistico”, di savoir faire, viene fatto a Monaco; ed è anche per questo che il rum finale può essere considerato come prodotto nel Principato. 

E così, alla fine di questo processo produttivo unico al mondo abbiamo una canna eccezionale nata a migliaia di chilometri dall’Europa che culmina nella sua quintessenza distillata nei piccoli ambienti urbani di una distilleria monegasca.

“Oltretutto il mio motto segreto legato al rum di Haiti è sempre stato, fin dalla prima ora, 'From Cinderella to princess’: permettere cioè alla Cenerentola dei rum - ovvero quello haitiano - di trasformarsi nella principessa che merita di essere. E questo progetto mi sembra incarnare pienamente quel sogno”, sottolinea Luca. 

Mother Mesccia: il bianco in attesa della nuova Mescia

Una volta prodotto il rum, resta l’incognita di come invecchierà a Monaco. In attesa del risultato finale, però, Luca ha anche l’idea di realizzare un imbottigliamento con il bianco ottenuto da questo processo. 

Parliamo cioè di quella che sarà la base da cui poi nascerà la Mesccia del ventunesimo secolo: il bianco di prima distillazione ad Haiti e seconda distillazione a Monaco che è già in partenza un prodotto di grande qualità. Il puro succo di canna Crystalline coltivata nel Grand Cru di Saint-Michel-de-l'Attalaye e la fermentazione estremamente lunga con lieviti selvaggi garantiscono infatti la produzione di un rum già eccellente. 

È il distillato bianco che possiamo definire “la madre della Mesccia”, ovvero appunto "Mother Mesccia".  

"Mother Mesccia" è un prodotto artigianale, che può essere benissimo degustato liscio, ma che è certamente adatto anche alla miscelazione. Il packaging pensato da Luca restituisce quasi l’idea di un distillato da frutto, essendo in effetti la canna da zucchero più vicina a un frutto che a un cereale, come nel caso del whisky. E il rum bianco è la massima espressione originale della canna, che nel bianco è assai più percepibile rispetto all’invecchiato. 

Il primo viaggio del semilavorato distillato ad Haiti viene organizzato nel 2022, per un totale di cinque drums. Il secondo, di dieci drums, è del luglio del 2023. Il terzo nel giugno del 2024 è di quaranta drums. 

La gradazione alcolica di questi primi distillati varia di anno in anno, perché naturalmente il tenore zuccherino della canna cambia di stagione in stagione. È infatti del 26% nel 2022, del 25% nel 2023 e del 22,9% nel 2024. 

Il totale di 55 drums in tre anni, per 2.698,59 litri di liquido da ri-distillare, ha portato a 2.499,58 litri dopo la seconda distillazione, con gradazione alcolica di 47%.

Il futuro della Mesccia

Realizzati tecnicamente in società con i diversi soggetti coinvolti, con il coordinamento di Velier e il patrocinio del Principato di Monaco, "Mother Mesccia" e la nuova "Mesccia", che arriverà dopo l’invecchiamento nei magazzini di Distillerie de Monaco, hanno quindi dato vita a un nuovo progetto di rum lavorato secondo i più alti standard qualitativi, un prodotto artigianale e HoGo che prevede anche la possibilità di altri esperimenti. 

Si partirà con l’invecchiamento in botti ex vermouth ed ex Marsala che porterà alla nascita della Mesccia. Trattandosi di una ricetta mai sperimentata prima, ci sarà comunque da tenere d’occhio l’evoluzione e considerare eventuali varianti, spiega Luca:

“Per l’affinamento teniamo pronte anche delle botti Neisson, perché con l’amaro del vermouth non sappiamo come potrebbe evolvere il liquido”. 

Da qui, poi, è possibile pensare ad altre possibili varianti, come l’utilizzo di altre canne da zucchero caraibiche e diversi legni per l’invecchiamento. 

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