I custodi silenziosi del rum - II parte


28 aprile 2025

Una piccola selezione di personalità che creano il rum: eccovi la seconda parte delle storie e dei volti dei “silenziosi”, raccolti da Cyril Weglarz e Fredi Marcarini.

Continua la nostra carrellata per conoscere alcune delle persone che, con il loro impegno, sono i veri artefici di questo straordinario distillato. Vi presentiamo quindi la seconda parte degli estratti dal libro Les Silencieux di Cyril Weglarz e Fredi Marcarini.

Pubblicato nell’estate del 2019 per le Edizioni Velier, il libro nasce dal desiderio di preservare la memoria e celebrare il lavoro di chi ha contribuito a plasmare il rum, mantenendo vive le tradizioni e valorizzando questo distillato.

Oltre le distillerie, i marchi, i territori, i metodi di lavorazione e gli stili, non si può parlare di rum dimenticando l'essenziale: le persone. L’idea di Cyril Weglarz è stata quella di dar voce a queste persone, anche attraverso aneddoti e ricordi autentici in prima persona.

Le fotografie di Fredi Marcarini accompagnano i testi, catturando l'anima dei protagonisti e il loro legame con l'ambiente.

In totale, il libro Les Silencieux, del quale qui riportiamo solo qualche estratto, racconta più diffusamente queste persone, per un totale di 35 uomini e donne, tra agricoltori, produttori, tecnici e artisti che, con il loro impegno e rispetto, mantengono vivo un intero patrimonio. 

Seconda parte: Richard Seale, Alex Bobi, Octave Trival, Morgan-Benjamin-Bartlett. 

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Richard Seale

richard seale

Apostolo dell’autenticità

Quarta generazione di una famiglia di distillatori di rum, Richard Seale ha ereditato una lunga tradizione nel mondo del distillato, che risale all’Ottocento, a quando cioè i suoi avi vendono diversi prodotti sull’isola delle Barbados, prima di mettere in bottiglia un rum dall’etichetta RL Seale, negli anni ’20 del Novecento

Dopo aver studiato matematica e lavorato come commercialista, nel 1993 Richard si unisce all'azienda, rilevando il marchio di rum Doorly. La sua strategia lo porta a diventare produttore di rum, controllando l'intero processo dalla melassa all'imbottigliamento.

La vera svolta è nel 1995, quando Seale acquista un vecchio zuccherificio, trasformandolo nella distilleria Foursquare. Parliamo di vera svolta anche perché, proprio nell’epoca in cui crescono le produzioni di massa, Foursquare sceglie di puntare sulla tradizione artigianale, con alambicchi su misura e colonne tradizionali.

È una scelta che si rivela vincete. La distilleria inizia a produrre rum nel 1996, e i marchi Doorly e Foursquare hanno rapidamente successo. Richard Seale diventa così un pioniere nella produzione di rum di qualità, senza l'aggiunta di zuccheri o altri artifici.

Oggi, Seale è un'autorità nel settore, noto per la sua difesa del rum autentico e la sua critica alle pratiche di produzione standardizzate.

Alle Barbados tutte le marche di rum erano create dagli imbottigliatori e non dai produttori. In passato era la legge che voleva così e del resto è così che la mia famiglia ha cominciato nel settore del rum negli anni ’20. Durante la maggior parte del Novecento, l’alterazione del liquore — ovvero l’aggiunta di aromi, di zuccheri, etc. — era una pratica molto diffusa tra gli imbottigliatori che cercavano di smarcarsi dai colleghi. Mi ricordo del rum di Martin Doorly, che è stata probabilmente la marca più famosa delle Barbados dagli anni ’20 fino agli anni ’70. Dopo una fusione tra due aziende proprio negli anni ’70 la marca ha cominciato a peggiorare fino a che non l’abbiamo comprata noi nel 1993. E quando abbiamo preso conoscenza delle ricette di assemblaggio, sono rimasto esterrefatto nel rendermi conto che Martin Doorly imbottigliava unicamente rum naturali senza nessuna alterazione. A partire da allora, mi sono convinto che per fare un rum degno di rispetto bisogna anzitutto produrlo puro.

Quando negli anni Novanta abbiamo deciso di comprare il nostro alambicco Coffey a doppia colonna, mi ricordo che ci dissero che stavamo commettendo un errore. All’epoca le distillerie della regione fabbricavano sempre più rum neutri. Ci dicevano che il rum prodotto da quel tipo di alambicchi sarebbe stato di cattiva qualità.. In quel periodo, una distilleria vicina importava dal Canada un intero impianto di colonne multiple usate, per fare alcol neutro, perché pensavano che quello sarebbe stato il futuro... Penso che oggi sia facile capire chi ha fatto la scelta giusta.

Mi ricordo del mio incontro con Luca Gargano e dell’intesa che avevamo sul rum. Quando venne qui nel 2015, credo che fosse la prima volta in cui parlava della sua classificazione del rum. Fino ad allora, io cercavo soprattutto di capire se il rum fosse truccato o meno, senza fare davvero la differenza, e ebbi una rivelazione... E anche se non avevamo mai prodotto un Pure Single Rum, sapevo che in fondo aveva ragione. Così come era indispensabile identificare una categoria di rum fatta a partire da alambicchi tradizionali, così era necessario individuare una categoria per i rum da assemblaggio. Entrambe le identità sono importanti, se vogliamo preservare l’utilizzo degli alambicchi, se vogliamo rispettare la nostra storia.

Alex Bobi

Alex Bobi

Il polivalente

Alex Bobi, originario della Martinica, dopo aver conseguito un diploma in biochimica e studiato farmacia a Montpellier, torna nella sua terra natale e intraprende una carriera nel settore agroalimentare. La sua passione per il rum lo porta a collaborare con diverse distillerie, dove ha l'opportunità di apprendere i segreti della produzione e dell'invecchiamento da figure di spicco del settore.

Nel 1989, si trasferisce in Francia per studiare ingegneria, lavorando nel dipartimento di Biochimica e Tossicologia Alimentare. Nel 1994, torna in Martinica e fonda una società di stampe pubblicitarie. Successivamente, nel 2005, entra nel Centro Tecnico della Canna e dello Zucchero (CTCS), dove inizia le sue ricerche sul rum, diventando un punto di riferimento per le distillerie locali.

Nel 2001, Claudine Vernant-Neisson gli offre l'opportunità di lavorare per la distilleria Neisson. In questa veste, Bobi rivoluziona i metodi di produzione, introducendo la selezione di lieviti indigeni, frutto di studi approfonditi condotti in precedenza, e sperimentando nuove tecniche di invecchiamento, in collaborazione con esperti bottai. La sua dedizione, competenza e spirito innovativo portano la distilleria Neisson a raggiungere livelli di eccellenza riconosciuti nel mondo del rum.

Mi ricordo dell’infanzia trascorsa a Morne-Rouge ai piedi del monte Pelée, a 400 metri di altitudine. Quando ero più giovane, avevo un’immagine piuttosto negativa del rum: per me era una bevanda da operaio, di bassa qualità, un preconcetto passato che però continua a pesare ancora oggi, radicato nelle famiglie della Martinica.

Ho bevuto il mio primo punch a 24 anni... La passione per il rum mi è venuta sul tardi, ma da allora non mi ha più abbandonato. Una passione che si lega all’ambiente in cui mi muovo ogni giorno, allo spirito di squadra che regna qui.

Gli anni passati al CTCS sono stati molto importanti per me, mi sono arricchito grazie agli incontri che ho fatto e al sapere che mi è stato trasmesso. Ho lavorato al fianco di grandi esperti che mi hanno insegnato molto, tra cui Eugène Marie-Sainte, responsabile delle piantagioni, Hélène Baron, ingegnere agronoma. Mi ricordo anche di Patrick Béllassée per gli studi sulla fermentazione, di Bruno Riotte, di Laurent Cervoise e Marc Sassier per la Denominazione di Origine Controllata (DOC). In distilleria mi ricordo di straordinarie discussioni, soprattutto con due donne: Nadine Renard dell’azienda Du Simon, che produce il rum Clément, e Nora, la cubana che lavora alla distilleria Dillon e che insistette un sacco perché anch’io lavorassi in distilleria.

Ho passato moltissimo tempo a osservare con attenzione ogni persona, ogni operaio... ho addirittura passato giorni e giorni a imparare a piantare la canna da zucchero con degli agricoltori di Sainte-Lucie. Era molto importante, direi quasi indispensabile, conoscere il lavoro di ognuno prima di poter dare ordini. Mi ricordo ancora benissimo del signor Fedronic, l’instancabile distillatore che lavorava ancora con 85 primavere sulle spalle.

La fermentazione è una faccenda di osservazione e di attimi: tutto dipende dalla canna da zucchero, da come è stata tagliata, dalla fretta che si ha e dal terreno su cui è stata coltivata. Questo insieme di parametri guiderà tutte le tappe di fabbricazione del rum, dalla fermentazione fino alla distillazione. Bisogna saper essere costantemente all’ascolto dell’ambiente microbiologico che è mutevole, instabile per definizione.

Mi ricordo delle lunghe esitazioni, dei dubbi. Del primo anno di conversione biologica del lotto Thieubert T2, e di come passammo da un rendimento di 70 tonnellate per ettaro con l’agricoltura convenzionale a un rendimento di 30 tonnellate con la biologica. Non fu affatto facile, ma quando oggi guardo il risultato, mi dico che ne è valsa la pena, eccome.

Octave Trival

Octave Trival

I buoi davanti al carro

Nonostante la meccanizzazione, a Marie-Galante la canna viene ancora tagliata a mano e i buoi sono essenziali. Per questo, per approfondire la nostra conoscenza del rum, è giusto dare voce anche a persone come Octave Trival, uno dei più anziani carrettieri di Marie-Galante, che ha ereditato la tradizione di famiglia dal padre, lavorando con i buoi per trasportare la canna da zucchero.

Octave ha imparato dal padre in particolare l'arte di addestrare i buoi, un processo che richiede mesi e si tramanda di generazione in generazione. Ogni bue ha un soprannome e dopo anni di servizio va in pensione. Octave possiede una quindicina di buoi e trasporta la canna da zucchero con il suo carro.

I carrettieri partecipano a corse di buoi da tiro, una tradizione locale. Il lavoro è faticoso, ma Octave e i suoi buoi sono noti per la qualità del carico. Nonostante la diminuzione dei carrettieri e l'avvento delle macchine, la tradizione e il legame tra uomo e animale rimangono forti.

Mi ricordo di ognuno dei miei animali, delle mie radici e del mestiere che mi ha insegnato mio padre. Si tratta di un legame talmente forte che non riesco mai a spiegarlo come vorrei... In ogni caso sono molto orgoglioso di essere riuscito a costruirmi una casa e a tirare su famiglia grazie alla canna da zucchero e al suo trasporto.

Mi ricorderò ancora per molto dei mie compagni di viaggio: Énergie, Muller, Argent, Briller, Hallyday... i tori che hanno vissuto con me e hanno voluto aiutarmi in tutti questi anni. Ci sono dei momenti di una complicità straordinaria che non si possono spiegare. Bobby & JR erano i buoi più forti che abbia mai visto, dei veri e propri colossi capaci di trasportare l’equivalente di cinque tonnellate e duecento chili di canna da zucchero su un solo carro! Un record che resta imbattuto. Poi ci sono anche Yamaha e BM, due tori robustissimi che pesavano più di una tonnellata ciascuno.

Oggi sono contento di vedere che ci sono giovani che sono pronti a darci il cambio per non perdere le tradizioni e trasmettere tutte le conoscenze.

Mi ricordo del 1983, l’anno in cui vinsi la mia prima corsa di buoi da tiro. Ero talmente fiero di me... ho continuato a essere campione per cinque anni di seguito senza mai perdere una corsa. Bei tempi. C’erano ancora un sacco di corse sull’isola, erano loro a ritmare i fine settimana; e ogni corsa era un’occasione per far festa.

Caldric Morgan, Peter Benjamin, Kevin Bartlett

Foursquare team

La brigata del rum

Indispensabili tra gli indispensabili, concludiamo la nostra rassegna-omaggio con tre operai che partecipano ognuno a modo suo al successo della distilleria Foursquare.

Caldric Morgan, originario di Saint-Vincent, lavora alla Foursquare dal 1998. Inizialmente si occupa dell'acqua di sorgente, poi passa al rum, gestendo le scorte e gli assemblaggi. 

Peter Benjamin, delle Barbados, lavora a Foursquare dal 1993. Dopo aver lavorato all'imbottigliamento, diventa assistente blender di Caldric. Si occupa della preparazione finale del rum, dalla miscelazione alla diluizione e al filtraggio.

Kelvin Barlett, anche lui delle Barbados, lavora alla distilleria dal 1991. Responsabile della catena di imbottigliamento, supervisiona l'ultima fase della produzione. Insieme a Peter, assaggia il blend finale.

Caldric ‘Packins’ Morgan

In termini di numero, non siamo una grande équipe, ma facciamo il lavoro di un esercito.

Quando torno a casa non riesco a non pensare a certi assemblaggi, al risultato della miscelazione di tale annata con tal altra.

Mi ricordo dei miei inizi a Foursquare e della mia passione per i rum assemblati. Dare una mano al vecchio master blender mi ha aiutato molto per la carriera. Poi sono arrivate le prime responsabilità, le mie prime creazioni... Sono un tipo curioso e mi succede ancora di andare nei negozi di rum per ascoltare furtivamente quello che le persone pensano dei nostri prodotti... Mi dà forza.

Peter Benjamin

Mi ricordo del lavoro di squadra e del buonumore che ha sempre regnato a Foursquare. E della soddisfazione di tornare a casa la sera con in bocca il gusto del lavoro fatto.

Mi ricordo dei vecchi impianti, molto più piccoli, e dei nuovi che hanno modificato il nostro modo di lavorare. È così motivante vedere che il nostro lavoro viene riconosciuto, anche se diventa sempre meno facile. Abbiamo tutti cominciato in piccolo e poi un giorno abbiamo iniziato a produrre sempre più rum. È qualcosa di molto gratificante.

Kelvin ‘KB’ Barlett

Mi ricordo degli inizi a Foursquare. All’epoca dovevamo fare tutto a mano: far rotolare i barili, imbottigliare le bottiglie una per una; era tutto nuovo per me, gradevole ora che ci penso, ma anche estremamente movimentato! Avevamo solo due o tre etichette e da allora la produzione è aumentata di molto. Era più difficile certo, ma ho dei bellissimi ricordi di quei tempi…

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