I custodi silenziosi del rum - Prima parte

Una selezione di personalità che creano il rum: eccovi alcune delle storie e dei volti di chi lo produce, raccolti da Cyril Weglarz e Fredi Marcarini.
Immergersi nel mondo del rum significa non solo apprezzarne le note aromatiche e le sfumature di gusto, ma anche conoscere le storie di chi, con passione e dedizione, gli dà vita. Ogni bottiglia racchiude in sé il lavoro, le idee e la filosofia di persone che, spesso nell'ombra, contribuiscono a creare un prodotto d'eccellenza.
Per questo motivo, ci piace l’idea di dare voce a coloro che, con il loro impegno silenzioso, sono i veri artefici di questo straordinario distillato. Vi proponiamo quindi alcuni brevi estratti dal libro Les Silencieux di Cyril Weglarz, impreziosito dalle suggestive fotografie di Fredi Marcarini, che raccoglie i ritratti di uomini e donne che, pur vivendo in mondi diversi, condividono la stessa passione per il rum.
Attraverso i loro racconti, è possibile tracciare una storia inedita del rum, una narrazione che si snoda tra i campi di canna da zucchero, le distillerie e le cantine, svelando i segreti di un mestiere antico e affascinante. Un viaggio che ci ha portato a scoprire le sfide, le soddisfazioni e le visioni di chi, ogni giorno, si impegna a preservare e valorizzare questo prezioso patrimonio.
Un invito, quindi, a guardare anche oltre l'etichetta e a scoprire il volto umano che lavora alle spalle di ogni sorso di rum. Perché, come ci hanno insegnato i "silenziosi", il rum è molto più di un semplice distillato: è un simbolo di cultura, di tradizione e di passione, un legame tra l'uomo e la natura.
Prima parte: Marc Sassier, Jean-Claude Benoit, Grégoire Hayot, Claudine Neisson-Vernant.
Marc Sassier

Guardiano del tempo
Originario del del dipartimento del Giura, nella regione francese della Borgogna-Franca Contea, nipote di agricoltori cresciuto ai piedi delle vigne di Château-Chalon, Marc Sassier si diploma in ingegneria agronoma con specializzazione in viticultura e enologia nel 1996. Si ritrova in Martinica il 15 dicembre 1997, circa un anno dopo la pubblicazione del decreto sulla denominazione «AOC Martinique», la certificazione di origine controllata del rum di Martinica, ancora oggi l'unica isola ad avere un marchio di origine.
Qui lavora per sei mesi come cooperante al Centre Technique de la Canne et du Sucre (CTCS). Una volta portati a termine i primi incarichi, viene assunto come ispettore AOC nel 1998, dove conquista il soprannome “il Dottore”.
Nel 2002 diventa responsabile della produzione alla distilleria Saint James, dove sviluppa la gamma di rum della casa e apprende le tecniche di invecchiamento e assemblaggio. Successivamente, nel 2009, redige il nuovo disciplinare della AOC Martinica basandosi sulle direttive europee e sui desideri dei produttori. Guida poi la creazione dei disciplinari delle Indicazioni Geografiche (IG) dal 2010.
Sassier ha anche presieduto il CTCS e il sindacato di difesa della AOC, contribuendo a definire e applicare le normative sul rum. La sua profonda conoscenza della regolamentazione ha permesso di chiarire e valorizzare l'identità e i saperi unici del rum della Martinica.
Mi ricordo, negli anni Novanta, le tante discussioni con gli “anziani” sul periodo difficile che avevano appena vissuto, le vendite che riprendevano a stento e il rum che non era ancora visto come oggi. Alcune distillerie rischiavano addirittura di chiudere e bisognava sudarsi tutto... Poi la nascita della AOC cambiò tutto. Fu una buona notizia che rivitalizzò il paesaggio del rum.
Anche per i planteur il bilancio era negativo all’epoca del mio arrivo alla Saint James. La situazione è poi migliorata abbastanza rapidamente, abbiamo avuto più terreni, allargato la nostra gamma. Mi ricordo anche che la AOC permise di far avvicinare clienti e produttori. Ci fu una vera e propria presa di coscienza sul potenziale qualitativo e sulla nostra unicità, il che ebbe un impatto positivo e a lungo termine.
Mi ricordo che il termine “agricolo”, così importante per noi oggi, all’inizio della AOC era considerato ancora peggiorativo, faceva pensare agli “agricoltori” che all’epoca non avevano una buona reputazione. Pensammo di sceglierne un altro. Invece oggi è proprio questo termine che ci salva per le esportazioni.
In questi ultimi anni, l’evoluzione dei prodotti in Martinica è stata fenomenale e lo si deve prima di tutto al lavoro delle distillerie. Grazie a loro, questa magnifica isola si schiude come un fiore e fa vedere il suo lato migliore. Vent’anni fa non c’era tutta questa diversità, e oggi la Martinica è riconosciuta ben oltre le nostre frontiere.
È un equilibrio molto fragile che bisogna difendere e perpetuare. Non si tratta di semplice marketing: è un merito che deve andare ben oltre le considerazioni commerciali, un approccio unico al mondo che ha una vera importanza per il nostro patrimonio.
All’epoca in cui ero ispettore per la AOC, abbiamo scoperto una contraffazione in Germania: un rum Macouba con un’etichetta che rappresentava la Martinica. Mentre lo degustavo, feci goffamente cadere qualche goccia sulla tavola e mi ricordo di aver visto comparire quasi immediatamente una macchia bianca sul mogano del legno. Secondo me la macchia è ancora lì… Ma non osai assaggiare il rum. I test successivi svelarono che non si trattava nemmeno di rum…
Jean-Claude Benoit

Memoria della Martinica
Tra le figure fondamentali che hanno contribuito a rendere il rhum agricole famoso in tutto il mondo, Jean-Claude Benoit occupa senza dubbio il posto di capofila. Ingegnere diplomato all’Institut National Agronomique di Parigi, arriva in Martinica nel 1969 e inizia la sua carriera nel settore della canna da zucchero lavorando per il Crédit Agricole e poi come amministratore di un'azienda agricola.
Nel 1980, diventa Direttore Tecnico della Société Rhumière martinicana, occupandosi della produzione di rum per Saint James e Clément. Nel 1985, passa a Saint James come direttore tecnico, per poi diventarne direttore generale.
Benoit ha avuto un ruolo fondamentale anche nello sviluppo del rum invecchiato, promuovendo la valorizzazione di rum millesimati e aumentando le scorte di rum invecchiato di Saint James. Oltre al suo lavoro in distilleria, ha ricoperto importanti cariche presidenziali in varie organizzazioni del settore, tra cui il CTCS, il SDAORAM e il CODERUM, contribuendo alla difesa e alla promozione del rum agricolo della Martinica.
In certi giorni mi ricordo di esser stato meccanico e fabbro, più che distillatore. Negli anni ’70 la rivoluzione tecnologica tardava a venire nella maggior parte delle distillerie di Martinica e Guadalupa: le tecniche e il materiale erano di un’altra epoca... Quasi tutto risaliva ai primi due decenni del XX secolo. E anche se i macchinari continuavano a funzionare, il rendimento era quello di altri tempi... Il vero cambiamento è arrivato a partire dal 1995.
Mi ricordo dei tempi in cui le persone si sbarazzavano delle vecchie macchine a vapore e degli alambicchi sotterrandoli con bulldozer o vendendoli come ferrivecchi... Tutto quel vecchio rame, quelle colonne creole... Ho recuperato tutto ciò che era stato abbandonato nei campi e altrove, per conservare traccia di quel passato e per mostrare questo patrimonio alle generazioni future. Tra le macchine salvate c’è una Watt del 1814!
Mi ricordo di una botte di legno di 30 000 litri che perdeva rum come una fontana. Bisogna dire che a quei tempi c’erano un sacco di botti in stato pietoso, marcite dal tempo e con cerchi che si rompevano tanto erano arrugginiti. Mi vedo ancora lì a saldare i cerchi di quella botte direttamente sul legno e con un getto continuo di rum... Il che, a ripensarci, era contrario a tutte le regole di sicurezza.
Mi ricordo di aver trovato e fatto trasportare vecchissime scorte di rum Saint James dimenticate in alcuni nostri depositi in Europa. Casse intere dell’annata 1885 che negli anni ’80 nessuno sapeva più vendere e che il gruppo Cointreau voleva buttare via! Non sapevano come sbarazzarsi di quella giacenza e allora sono andato lì per salvarne almeno una parte e preservare quella che oggi è la collezione storica della distilleria, tra i più vecchi rum del mondo.
Mi ricordo di aver spinto il rum invecchiato a Saint James, in un’epoca in cui la maggior parte delle distillerie produceva solo per la famiglia del distillatore o per vendite di poco conto. Mi ricordo dell’ingresso nel mercato e di come il rum invecchiato abbia scalzato il whisky in Martinica... Ci sarebbero voluti una ventina d’anni per accedere alla grande distribuzione, ed è solo da qualche anno che la nostra presenza è diventata almeno parzialmente stabile.
Grégoire Hayot

L’affinatore del rum
Grégoire Hayot nasce nel 1964, cresce vicino a uno zuccherificio diretto dal padre, immerso nel mondo del rum. La sua famiglia ha una lunga storia nella produzione di zucchero e rum nelle Antille. Dopo gli studi in Francia e negli Stati Uniti, nel 1999 si trasferisce in Guadalupa per lavorare alla distilleria Damoiseau Frères.
Qui, Hayot modernizza gli impianti di produzione e si appassiona al rum invecchiato. Nel 2005, convince la distilleria a costruire una nuova cantina per l'invecchiamento. Nel 2006, fonda la società Marquisat de Sainte-Marie con François Longueteau, rilanciando il marchio Karukera.
Hayot, ingegnere appassionato, valorizza il terroir della Guadalupa e le potenzialità del rum locale. Nel 2006, avvia l'invecchiamento dei suoi primi rum, che saranno disponibili dal 2011. In oltre dieci anni, Hayot si dedica all'invecchiamento del rum, seguendo gli ideali di suo padre e portando il rum della Guadalupa a nuovi livelli.
Mi ricordo le riunioni di famiglia a Pecoul, a casa della mia prozia Marie-Thérèse Depaz, e di altre in cui a tavola c’erano maialini da latte e cavoli al cocco per un centinaio di commensali. Mio zio Jean Bally non aveva problemi di soldi e teneva alle tradizioni quasi quanto alla politica, molto di più di quanto tenesse al rum. Mi ricordo che andava al mare quasi tutti i giorni per nuotare diverse ore, con una muta che lo proteggeva dalle meduse. Gli piaceva la cucina piccante e quando andavamo in vacanza all’Ilet Long in Martinica, mi ricordo che aggiungeva peperoncini interi mentre arrostiva il lambì che avevamo pescato per lui, il che frenava un po’ il nostro appetito. Per ogni evento importante offriva rum invecchiato agli invitati: c’erano il rum “dei cognati” che regalava a mio padre, o dei rum grezzi da barile, pezzi unici della sua collezione.
Sono cresciuto nell’universo del rum, ma mi sono interessato al liquore solo in tarda età. Devo il mio primo sorso di rum al mio grande amico Jacques Longueteau con cui ho condiviso quattro anni di collegio a pensione a Saint-Martin-de-France, vicino Parigi. Molto tempo dopo, ho avuto veri e propri colpi di fulmine per rum agricoli invecchiati come Roches-Carrées e quelli fatti da mio padre a Grosse Montagne, come anche per qualche magnifico rum da zuccherificio come Lapalun. Mi ricordo di degustazioni eccezionali, indimenticabili, fatte con mio padre.
Ho la testa piena di ricordi dello zuccherificio... Mi ricordo quando camminavo vicino agli impianti di cotta, in mezzo a quegli strani odori di massa in cottura e di zucchero rosso; gli odori hanno segnato la mia giovinezza. L’infanzia invece è stata ritmata da lunghe passeggiate e da partite di nascondino nella distilleria di fianco a casa nostra, e nel cortile della fabbrica Grosse Montagne, con la bici a portata di mano...
Mi ricordo del tempo passato nelle cantine, della pazienza indispensabile al lavorìo del tempo, di alcune grandi emozioni al momento della degustazione. E mi ricordo dei consigli di mio padre, sempre presente.
Claudine Neisson-Vernant

Una vita di passione
Claudine Neisson-Vernant, nata nel 1942, abbandona la medicina per dirigere la distilleria di famiglia. Dopo gli studi di medicina a Parigi e una carriera nel campo delle malattie infettive in Martinica, assume la responsabilità dell'azienda nel 1995, alla morte del padre e della zia.
Lascia la professione medica per dedicarsi al rum nel 1996, proprio quando viene istituita la Denominazione di Origine Controllata Rum Martinica. Viene eletta presidente del sindacato di difesa della denominazione controllata tra il 2005 e il 2017.
Claudine, insieme al figlio, guida la distilleria dal 1995, valorizzando il terroir e la tradizione del rum di Martinica, onorando la memoria del padre.
Mi ricordo della disperazione e della sofferenza dei pazienti malati di HIV. La condizione in cui erano, rigettati e colpevolizzati dalla società, mi ha segnata molto; a tal punto da spingermi a lottare attivamente assieme ai miei colleghi medici per la creazione della sezione AIDES Martinica, perché i nostri pazienti fossero finalmente curati correttamente. Nella carriera di un medico, il fatto di scoprire una malattia, di trovarne l’agente patogeno e le cure che permettono di salvare alcune vite, è un gran privilegio...
La vita parigina e l’anonimato delle grandi megalopoli mi sono sempre piaciuti. Quando sono tornata in Martinica, i miei figli erano ancora piccoli (Grégory aveva tre anni e sua sorella Cécile qualche mese appena) e mi ricordo della gioia di mio padre alla nascita di mio figlio; aveva questa voglia viscerale di trasmettere il suo mestiere, i suoi saperi, le tradizioni. Portava Grégory dappertutto, nei campi e alla distilleria.
Mio padre teneva molto alle nostre tradizioni e aveva un rapporto quasi simbiotico con il terroir; ha seguito a lungo Jean-Pierre Bourdillon nella lotta per avere la AOC. Oggi siamo noi ad avere la responsabilità di prolungare questa eredità, per rispetto delle tante lotte fatte prima di noi, ma non solo.
Mio padre mi ha trasmesso sin da piccola l’amore per la terra e le piante. Mi ricordo i boccali in cui facevamo germogliare i fagioli sull’ovatta, di come mi abbia sensibilizzato alla vita, al miracolo della vita; la sensazione di meraviglia ancora viva in mio padre era accompagnata da quella della bambina che ero all’epoca... Continuo a meravigliarmi ancora oggi e ritrovo quella stessa emozione di fronte al vigore con cui cresce la canna da zucchero riprodotta per talea.
Non mi scorderò mai dell’aiuto dei produttori di rum e delle autorità al nostro arrivo in distilleria nel 1995. Jean-Claude Benoit, Yves Hayot e tanti altri ci hanno dato consigli preziosi. All’epoca i rapporti erano molto diversi da oggi: il potere era in mano ai produttori e non ai banchieri e ai pubblicitari. Le relazioni umane erano più semplici, più sane, e la concorrenza era stimolante, amichevole, altruista.
E poi mi commuovo quando mi ricordo di Maneille Fredonic che ha tenuto la distilleria a galla fino al nostro arrivo... quando mi ricordo del suo entusiasmo, della giovinezza di carattere e dello sguardo sull’avvenire che manteneva intatto anche dopo gli ottant’anni.
Fummo molto orgogliosi di ricevere un premio al concorso generale agricolo per i primissimi rum fatti al nostro ingresso in distilleria: quelle medaglie ci hanno dato molta soddisfazione e forza per continuare.















