Chartreuse Herboristerie: il ritorno dei monaci Certosini alle loro radici erboristiche


8 maggio 2025

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Dai monasteri alle nostre case: come nasce la gamma di tisane e preparati erboristici dei Certosini, frutto di secoli di conoscenza botanica e agricoltura biologica.

Storia e tradizione di un’arte antica

Chartreuse Herboristerie è un progetto nuovo, ma che al contempo segna un ritorno alle origini dell’Ordine certosino, già noti produttori di uno dei liquori più antichi del mondo. 

Fin dalla sua fondazione nel lontano 1084, l’Ordine ha infatti custodito tra le mura dei suoi diversi monasteri una preziosa tradizione speziale, con vere e proprie "botteghe delle medicine", chiamate spezierie. Pensate originariamente per aiutare la salute dei monaci stessi, questi spazi dedicati all’erboristeria ben presto divennero un punto di riferimento anche per chi viveva vicino ai monasteri, per i pellegrini e per le persone povere che avevano bisogno di cure. È così che nei secoli, i monasteri hanno acquisito la fama di anticipatori e custodi della scienza medica e farmaceutica.

Tradizionalmente, le erbe delle spezierie sono sempre state raccolte o coltivate dai monaci stessi. Si faceva una distinzione importante tra le "erbe semplici", cioè quelle che avevano un potere curativo diretto, e le "medicine composte", ottenute lavorando e assemblando in dosi specifiche diverse materie prime.

Il monaco che lavorava come "speziale", aiutato da altri monaci esperti di erbe, sceglieva e metteva in ordine con cura le piante. Poi, le lavorava seguendo le regole della medicina di allora: le puliva, le metteva a bagno, le schiacciava, le faceva seccare e le bolliva. A volte, usavano anche tecniche più complesse, imparate dagli arabi, come la distillazione e la polverizzazione. Con il supporto di alchimia e chimica, si utilizzavano alambicchi, mortai, bilance e fornelli per ottenere tinture, distillati, decotti, creme, tisane, impacchi, sciroppi ed elisir.

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Dall’erboristeria all’arte liquoristica, e ritorno

Proverbialmente noti per la precisione nel lavoro, i Certosini hanno sempre accresciuto la loro profonda conoscenza del mondo vegetale. Il loro sapere si è tramandato di generazione in generazione, raggiungendo un apice nel 1737, quando misero a punto la ricetta dell'Elisir vegetale, un preparato dalle virtù rinomate ben oltre i confini francesi, e che divenne la base per i celebri liquori Chartreuse, nati qualche anno dopo, la cui lavorazione è ancora oggi un segreto gelosamente custodito da pochi monaci. 

Per oltre quattro secoli, la produzione dell’Ordine si è concentrata esclusivamente su questi liquori che ancora oggi sono prodotti e distribuiti nel mondo regolarmente, noti per il loro sapore inconfondibile e il colore verde brillante (Chartreuse Verte) o giallo dorato (Chartreuse Jaune), entrambi preparati con una miscela di 130 piante, erbe e fiori. Oggi, insieme ai liquori, i Certosini hanno deciso di offrire al pubblico anche i prodotti erboristici, legati alle loro radici più antiche e a un sapere particolarmente concentrato sulla salute del corpo. 

Oltre a onorare la tradizione, il progetto Chartreuse Herboristerie amplia quindi l'orizzonte delle attività monastiche al mondo della fitoterapia, in un’epoca di mutamenti profondi e di nuove scoperte scientifiche:

L'obiettivo di Chartreuse Herboristerie - spiega Marie Locatelli, responsabile del progetto - è anche quello di diversificare le attività dei monaci Certosini, valorizzare le loro conoscenze e pratiche nel mondo della fitoterapia e coinvolgere anche gli altri monasteri Certosini in questa attività economica.

Come nasce la gamma di tisane Chartreuse

Il progetto coinvolge infatti attivamente numerosi monasteri Certosini, sia in Francia che all'estero. Come da antica tradizione, anche la raccolta e la coltivazione delle erbe è a cura dei monaci. 

L'obiettivo a lungo termine è l'autosufficienza, con la lavorazione delle materie prime direttamente nei monasteri, assicurando una tracciabilità completa "dal seme alla tazza”. I terreni che circondano le certose sono infatti preziosi spazi di biodiversità, che offrono la possibilità di raccogliere specie selvatiche e coltivare piante aromatiche e medicinali con cura e rispetto per l’ambiente. 

Attualmente, l'Ordine conta sei sedi in Francia e sedici all'estero, e anche la ricchezza di questa rete territoriale rappresenta un punto di forza per il progetto Herboristerie. Tra i monasteri, troviamo quello di Précieux-Sang (dipartimento dell’Aveyron), Notre-dame de Portes (dipartimento dell’Ain), Sélignac (dipartimento dell’Ain), Montrieux (dipartimento del Var) e Farneta (Toscana). 

Qui, monache e monaci sono i custodi del sapere più antico, e dunque partecipano attivamente alla selezione delle piante e alla formulazione dei prodotti. 

Inizialmente, i monaci hanno elaborato cinque ricette di tisane da erborista - racconta Locatelli - selezionando piante che potessero essere coltivate nei pressi dei monasteri Certosini. Ogni tisana è composta da sette piante diverse ed è stata sviluppata con l’intento di offrire un equilibrio tra benefici e sapori. Le piante sono presenti in diverse forme: fiori, foglie, radici o semi. Alcune di queste sono già state coltivate per essere inserite nelle miscele. Per le altre, ci siamo rivolti a produttori di qualità, impegnati nel biologico. Con il passare degli anni, integreremo anche le altre piante provenienti dai monasteri Certosini.

Accanto ai monaci, alcuni laici collaborano nelle diverse fasi di lavorazione, dalla coltivazione alla distribuzione. E un comitato scientifico di esperti in fitoterapia affianca l’intero processo, integrando le conoscenze tradizionali con le più recenti scoperte scientifiche. 

Le ricette non sono segrete come quelle dei liquori - chiarisce Marie Locatelli -, la legge ci obbliga a elencare gli ingredienti. Un fornitore francese si occupa della trasformazione delle piante (selezione, taglio e miscelazione delle diverse specie). L’ultima fase avviene a Voiron, con il confezionamento in scatole di cartone, prima della spedizione ai clienti.

La gamma Herboristerie

Il cuore della nuova gamma Herboristerie è l'Elisir vegetale, il distillato a 69% che è la madre dei liquori Chartreuse e che rappresenta un ponte ideale tra il passato liquoristico e il futuro fitoterapico dell'Ordine. 

A questo elisir di lunga tradizione si affiancano diverse linee di prodotti pensati per la cura, la salute e il benessere: tisane, integratori alimentari e cosmetici. Nella formulazione di questi preparati, i Certosini adottano una visione olistica del corpo umano, basandosi sulle sette sfere fisiologiche: digestiva, neurale, respiratoria, osteoarticolare, epato-biliare, urogenitale e cardiovascolare. Per ognuna di queste aree, vengono proposte soluzioni naturali, dalle tisane ai gemmoderivati, fino ai cosmetici delicati.

La linea di tisane, distribuite in collaborazione con Velier, propone cinque miscele dai nomi evocativi della vita monastica. Cinque proposte che racchiudono la sapienza erboristica secolare dei Certosini, i cui stessi nomi richiamano momenti significativi della quotidianità certosina, creando un legame sottile tra la natura, la spiritualità e il benessere del corpo:

  • Angelus Du Soir: per favorire il sonno e il rilassamento, con tiglio, biancospino, verbena, lavanda, arancio dolce, camomilla comune e passiflora.
  • Réfectoire: per sostenere la digestione, con verbena, finocchio, menta piperita, camomilla comune, melo selvatico, maggiorana e rosmarino.
  • Spaciement: per liberare le vie respiratorie, con menta piperita, maggiorana, finocchio, pino silvestre, melo selvatico, salvia e timo.
  • Œuvres Communes: per il benessere delle articolazioni dopo lo sforzo, con sambuco nero, ribes nero, millefoglio montano, mora di rovo, frassino maggiore, lavanda e calendula.
  • Désert Cartusien: a effetto depurativo, con bardana maggiore, rosmarino, viole del pensiero, tarassaco comune, alloro, fumaria comune e origano.

Come gustare al meglio le infusioni

Innanzitutto, la scelta della tazza è importante: per una singola bustina, l'ideale è utilizzare circa 150 ml di acqua, mentre per la tisana sfusa, misurando circa 2 grammi o un buon cucchiaino, si consigliano 250 ml. 

L'acqua dovrebbe essere calda ma non bollente, mantenendo una temperatura tra gli 80°C e i 90°C. Un altro aspetto fondamentale è il tempo di infusione, che dovrebbe durare almeno sette minuti. Durante questo periodo, è utile coprire la tazza con un coperchio per evitare la dispersione delle preziose sostanze aromatiche. 

Una volta pronta, la tisana da erborista si presta a diverse modalità di degustazione: può essere sorseggiata calda, al naturale oppure dolcificata con un po' di miele e/o arricchita con un elisir. 

Durante l’estate, si rivela piacevolissima anche fredda, magari con l'aggiunta di miele e/o una fettina di limone. 

Infine, la versatilità di queste erbe si estende anche al mondo dei cocktail, dove possono costituire una base aromatica interessante, e persino alla pasticceria, dove le piante essiccate possono essere incorporate direttamente negli impasti per conferire profumi unici.

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