I custodi del tempo liquido

Giorno 1 Appleton
Siamo arrivati la notte precedente, neanche il tempo di capire dove siamo arrivati che saliamo su un pulmino in partenza per il centro dell’isola: direzione Appleton Estate.
Montego Bay è un polo turistico che negli anni è diventato un non-luogo, vittima dell’overtourism. Man mano che ci allontaniamo dalla fila interminabile di resort cominciamo a essere avvolti dal verde caraibico e dalla natura, vera regina dell’isola.
La distilleria e il centro visitatori sorgono a fianco del vecchio zuccherificio, ora in abbandono. Ci accoglie l’altra regina dell’isola, Joy Spence, Master Blender e anima di Appleton da decenni, che con un sorriso immenso ci accoglie e ci accompagna in una visita molto turistica della distilleria. I Pot Still sono una meraviglia, e risplendono nell’area a loro dedicata. Visitiamo poi l’area di invecchiamento, una delle tante warehouse dove la Appleton conserva la sua incomparabile collezioni di botti: un vero e proprio tesoro di invecchiamento tropicale da cui nasce il progetto Hearts Collection.
La degustazione guidata da Luca e Joy è totale, fatta di tecnica e cuore.
La potenza degli imbottigliamenti scalda la lingua e l’anima. Pranziamo con Joy nel giardino, con giornalisti di tutto il mondo riunitisi per raccontare il progetto. Torniamo a Montego Bay in serata; rimaniamo imbottigliati nel traffico dei tanti turisti che affollano questo tratto di costa e giungiamo infine in hotel, dove ci godiamo la serata tra i grilli caraibici.

Giorno 2 In giro con Campari
Mattinata libera che diventa una sfida a tennis con i nostri amici giornalisti.
Subito dopo pranzo riprendiamo il pulmino per un bar tour, all’insegna di Wray & Nephew. Il rum bianco più famoso dell’isola è ovunque: è il liquido che accompagna battesimi e funerali, e in generale tutti gli avvenimenti importanti della vita quotidiana. Passiamo il tardo pomeriggio a chiacchierare con chi si trova dietro i banconi di questi bar lungo la strada, veri centri di aggregazione dove il reggae, il domino e il rum accompagnano il ritmo delle giornate.
Per cena ci inoltriamo nella foresta e arriviamo in un posto gestito da una coppia scappata dalla città: si chiama Stush in the Bush ed è un progetto vegano che porta sulla tavola la loro filosofia di agricoltura. La cena è sotto le aspettative, e siamo contenti di tornare in albergo per riposarci prima della seconda parte del viaggio, dove il gruppo Campari tornerà in Europa e noi continueremo l’esplorazione della Giamaica in stile Velier.

Giorno 3 Hampden
L’entusiasmo è alto, partiamo presto e ci lasciamo alle spalle Montego Bay. Luca è vulcanico, e durante il viaggio in macchina ci racconta le sue precedenti esplorazioni in Giamaica, la cultura del rum funky e le persone che ha incontrato durante i viaggi.
L’arrivo da Hampden è un momento cristalizzato nella memoria, come una bellissima foto all’interno di un diario. Il viale ornato di palme che tante volte abbiamo visto nelle foto è davanti a noi e lo percorriamo a piedi, per godere di ogni piccolo dettaglio e istante di questa visita.
Luca ci aspetta nel cimitero della famiglia Hussey, spiegandoci come i Marks della distilleria siano le sigle degli antenati. Entriamo poi nella Great House. Sorrisi, abbracci e un Rum Punch di benvenuto. Intorno alla villa piante tropicali di ogni tipo e colore, una natura generosa e i famosi pavoni che camminano imperturbabili nei prati.
Pepe ci accompagna dentro alla distilleria: un tuffo nel passato, un metodo di produzione rimasto invariato e che si basa sulle prime prove empiriche di chi Hampden l’ha fondata e pensata secoli fa. Il gruppo ascolta in silenzio quella che è una lezione universitaria su come i batteri possano rendere un distillato unico, un gusto, un profumo che riempie narici e stanze in tutto il mondo. L’area di fermentazione è un luogo magico, la tecnica unica di Hampden ci viene spiegata con dovizia di particolari e arriviamo poi di fronte ai Pot Still, che dominano la struttura arrugginita, come sculture in un museo.
La famiglia al completo ci aspetta per pranzo, in giardino, con i pavoni come spettatori.
Il cibo spettacolare nasce dalle mani di nonna Ruth, e la sua torta imbevuta di Hampden ci ammalia a tal punto che facciamo la fila per chiederne la ricetta. Lasciamo Hampden dopo una lunghissima batteria di assaggi dei campioni dei nuovi Marks: un viaggio ad alto grado tra esteri e profumi che ci accompagna nel viaggio verso est, in direzione Port Antonio.
Lungo la strada ci fermiamo a vedere dall’esterno Long Pond, altra leggendaria distilleria vittima di un incendio che l’ha pesantemente danneggiata.
Passiamo poi in uno dei luoghi del cuore di Luca, una vecchia Great House in rovina abitata da alcuni contadini locali che ci accolgono con il reggae.
Proseguiamo verso est e ci fermiamo per strada, ad assaggiare il banana porridge e a comprare un sacco di aragoste in un benzinaio. Arriviamo in tardissima serata a Boston Bay, culla del Jerk, e troviamo tutto chiuso: è praticamente notte. Convinciamo un ristorante ad aprire per noi: loro grigliano le aragoste con una salsa piccantissima e noi assaggiamo il famoso piatto tradizionale dell’isola, il Jerk. Diamo vita a una piccola festa, si uniscono a noi i ragazzi del posto e finiamo a ballare e bere birra fino a tardi.

Giorno 4 Worthy Park
Ci fermiamo a Port Antonio per visitare il mercato, per poi iniziare il lungo viaggio verso ovest, per tornare a Montego Bay.
Facciamo qualche sosta lungo la strada per assaggiare le migliori espressioni del cibo di strada giamaicano: una giornata gastronomica con il nostro driver, Mister Lee, che si rivela un vero gourmet.

Il fulcro della giornata è la visita a Worthy Park, il più antico zuccherificio dell’isola
Davanti ai nostri occhi una sconfinata distesa di canna da zucchero, una valle dell’Eden con al centro una distilleria che con il suo Pot Still produce un liquido di grandissima qualità. Mr. Zhang ci accompagna in una visita approfondita del loro lavoro e assaggiamo qualche prova di imbottigliamento ad alto grado, con esteri ben più alti del core range, che accogliamo come un regalo.
La lunghissima giornata precedente si fa sentire, per cui ci rimettiamo in macchina per tornare all’hotel e ceniamo in un ristorante in mezzo al nulla.
































































