Jin Jiji: il cuore e l'anima dell'India


2 maggio 2024

Un territorio ricco di colori e profumi, il desiderio di rendere omaggio a un paese che è quasi un continente a sé, un distillato che racchiude botaniche uniche: tutto questo è Jin Jiji, il gin dall’India. Ce ne parla Ansh Khanna, uno dei suoi fondatori.

L'India è il luogo di nascita di erbe e spezie che hanno conquistato tutto il mondo con la loro grande varietà, dal deciso al delicato, dal piccante al dolce, e che tuttora vengono ampiamente utilizzate in cucina e persino nella medicina.

In India è nato anche il Gin & Tonic, un cocktail la cui storia si intreccia a quella del paese. L’acqua tonica contenente chinino era in origine una medicina, consumata dai soldati britannici per contrastare la malaria, cui veniva aggiunto il gin per migliorarne il sapore. Un mix che si è rivelato delizioso, e che ci porta direttamente a Jin Jiji.

“L'idea di Jin JiJi è nata durante un mio soggiorno in India,” racconta Ansh Khanna, uno dei due fondatori del marchio. “All'epoca lavoravo negli Stati Uniti per un'azienda di importazione di alcolici, per cui avevo l'opportunità di assaggiare dei distillati interessanti da tutto il mondo, inclusi cui molti provenienti dall'India, ma non avevo mai trovato un gin indiano. Poi ho viaggiato in tutto il mondo per visitare le distillerie, e mi sono subito reso conto che l'India aveva una grande quantità di botaniche, e che poteva essere davvero il posto migliore al mondo per il gin, essendo per molti versi il giardino del mondo. Una volta tornato in India ho iniziato a fare ricerche sulle diverse regioni e sulle loro botaniche, dando vita a Jin JiJi.”

Jin JiJi è stata fondata nel 2019 da Ansh Khanna e dal Master Sommelier Ken Fredrickson, con il desiderio di catturare i sapori unici e la magia di un paese unico al mondo. Il nome Jiji deriva dalla parola hindi Jijivisha, usata per descrivere la voglia di vivere

“I primi passaggi per la realizzazione del progetto hanno riguardato la ricerca di un luogo di produzione”, spiega Khanna. “Non avendo un background nella produzione di distillati questa è stata la sfida più grande, ma sono grato di aver trovato dei mentori esperti in questo campo che mi hanno aiutato.”

Il luogo per la distilleria è stato infine trovato a Goa, un piccolissimo stato dell’India occidentale che racchiude al suo interno una vibrante miscela di culture indiane e portoghesi.

Il desiderio di rendere omaggio ai sapori dell’India si riflette naturalmente nella cura con cui le botaniche sono state scelte.

Il ginepro dell'Himalaya, raccolto a mano, costituisce la base del profilo botanico di Jin Jiji. I distillatori l’hanno scoperto per la prima volta al mercato delle spezie di Delhi e, non essendo sicuri, lo hanno portato alla Gin Guild inglese, che ha confermato che si trattava proprio di ginepro, anche se di natura unica: “ha un profilo aromatico più terroso, più ‘funky’ rispetto alle varietà classiche”.

Come ci racconta Ansh Khanna, Jin JiJi è stato inoltre il primo gin a utilizzare il tulsi, una varietà locale di basilico che è parte integrante della medicina ayurvedica, e che in Italia è noto anche come basilico santo.

“Questa pianta è spesso considerata la manifestazione terrena della dea Tulsi, ed è presente nella maggior parte dei giardini domestici dell'India, occupando un posto speciale nel cuore di molti”. 

Oltre al classico Jin Jiji India Dry Gin e alla sua variante High Proof, che è il primo gin indiano imbottigliato a gradazione Navy, c’è anche la particolarissima versione di gin Darjeeling, che utilizza proprio il tè Darjeeling First Flush (primo raccolto).

“Abbiamo scelto il tè come pianta fondamentale perché l'India ospita le regioni di tè geograficamente indicate (IG) più celebri al mondo. Il Darjeeling è stato il primo prodotto indiano a ottenere l'etichetta IG, e noi siamo convinti che il gin sia un distillato in grado di esprimere il terroir.

In questa versione vengono aggiunti anche zenzero, cardamomo e chiodi di garofano, utilizzati nel Masala Chai Tea, una tradizionale preparazione dell’India.

Per quanto riguarda il processo di produzione, le sostanze botaniche vengono messe a macerare per una notte; “Segue una lenta distillazione nel nostro alambicco di rame da 1000 litri in stile Bain Marie”. Il rame reagisce a livello molecolare per produrre un'acquavite naturalmente pulita e liscia; aiuta a eliminare i composti solforici volatili durante la distillazione del gin, con un processo che ne garantisce la purezza.

Jin Jiji continua il suo viaggio, con un obiettivo preciso che ci viene raccontato da Ansh Khanna:

“Ci auguriamo che Jin JiJi sia sempre di più un mezzo per raccontare la storia dell'India e delle sue botaniche uniche, nei migliori bar del mondo”.

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