Cees van Wees Private Stock 1959: dalla collezione privata alla posterità

Ci sono bottiglie che valgono molto più del loro contenuto: frammenti di storia, testimonianze silenziose di un’epoca lontana, capaci di attraversare i decenni e, un giorno, riaffiorare come tesori. È il caso di questo Cees Van Wees Private Stock Hampden 1959, giunto fino a noi dopo più di mezzo secolo di attesa…
Sessantacinque anni: tanto è trascorso tra la distillazione di questo rum in Giamaica e il suo imbottigliamento nei Paesi Bassi. E, come ogni tesoro che si rispetti, la sua scoperta è frutto tanto di coincidenze e intuizioni brillanti quanto di visione e passione.
Come molte altre distillerie giamaicane, anche Hampden ha una storia strettamente legata al commercio internazionale, che rifornisce in modo ampio e globale sin dal 1753. Non sorprende dunque che oggi riemerga un millesimato antico come il 1959, benché la sua conservazione così prolungata possa suscitare mille interrogativi.
Cees van Wees, l’uomo provvidenziale
A rendere possibile questo piccolo miracolo è stata la famiglia Van Wees e, in particolare, Cees: imprenditore, commerciante e distillatore dagli anni Sessanta fino ai Duemila.
Nato in una famiglia di commercianti, importatori e specialisti di bevande (alcoliche e non), Cees fu un appassionato erudito che si avvicinò giovanissimo alla distillazione e alla storia, divorando libri come un bambino fa con i dolci. Ben presto sviluppò un olfatto – e un palato – fuori dal comune, che gli valse numerosi successi professionali. Determinato ed eccellente in tutto ciò che intraprendeva, fu anche un campione sportivo, ma ciò che conta davvero è che fu soprattutto il miglior distillatore del suo paese e un fervente difensore del patrimonio olandese. Combatté la mediocrità per tutta la vita, mirando sempre all’eccellenza, e trasmise il suo sapere alla figlia Fenny, che a sua volta lo ha tramandato alle proprie figlie.
Oggi l’azienda di famiglia, AvW, distilla non meno di 160 diversi distillati, impiegati in oltre 60 liquori e 22 tipologie di genever, mantenendo vive tradizioni di distillazione che risalgono al XIX secolo. Un unicum a livello mondiale.
Tra le tante avventure professionali, un giorno del 1962 Cees recuperò questo rum giamaicano, da cui non volle più separarsi. Secondo Fenny van Wees - che nel 2004 ha rilevato l’azienda dal padre - «il rum potrebbe provenire dalla società W.F.G.L Spaan, che all’epoca importava vini e distillati, tra cui cognac e rum. Ma resta solo un’ipotesi, poiché non ci sono tracce scritte». Una società nella quale Cees aveva iniziato a lavorare già nel 1958, e che successivamente avrebbe acquisito.
Eppure Fenny scoprì l’esistenza di questo tesoro molto tempo dopo: «L’ho trovato anni dopo aver preso in mano la distilleria di famiglia, e fu interrogando mio padre che riuscii a ricostruirne la storia». Si domandò allora cosa farne, e soprattutto quale fosse l’intento del padre:
«Mi disse che questo rum non doveva assolutamente essere usato per assemblaggi, perché era unico. Ricordo che adorava il suo profumo e non voleva che se ne alterasse la personalità».
Il rum rimase in botte nelle cantine aziendali fino al 1988, dopo un invecchiamento “cumulato” di 28 anni. In quell’anno Cees, ritenendo che fosse arrivato il momento giusto, decise di travasarlo in damigiana. Poi il rum fu dimenticato ancora una volta, lasciato sugli scaffali, lontano da occhi indiscreti. Almeno fino al 2019…
Un tesoro tra i tesori
In quell’anno, Luca Gargano fece visita alla famiglia Van Wees, insieme a Giorgia Cassani. Poco tempo prima, il noto collezionista Rene van Hoven aveva scritto a Gargano per informarlo dell’esistenza di una collezione antichissima conservata dalla famiglia Van Wees (la Ciguena Collection).
Dopo aver concluso gli affari con Cees e Fenny, mentre stava lasciando la distilleria, lo sguardo di Luca si fermò di colpo: «Scendendo le scale, intravidi di sfuggita una vecchia damigiana», ricorda.
«Ero di fretta e rischiavo di perdere l’aereo, ma non potei fare a meno di fermarmi a chiedere cosa fosse. Mi dissero che era rum giamaicano ma, a differenza del resto della collezione Ciguena, notai subito che era rimasto al grado naturale: 71,9%. Non avevo tempo, ma chiesi di sentirne l’aroma. “Ma è Hampden!”, esclamai subito, avvicinando il naso alla damigiana».
Fenny ricorda la scena come se fosse ieri:
«Sgranai gli occhi quando vidi Luca quasi saltare addosso alla damigiana, e capii anch’io, annusando quel rum per la prima volta, che avevamo davanti qualcosa di speciale. Non l’avevo mai toccato né aperto prima».
Quel ricordo non lasciò più Luca, e le frustrazioni del periodo Covid rafforzarono soltanto il suo desiderio di tornare. Nel 2022 poté finalmente assaggiare il distillato insieme a Fenny, e decisero di imbottigliarlo in collaborazione, dedicandolo a Cees van Wees, scomparso nel dicembre 2019. «Mio padre mi ha sempre detto di vendere questo rum solo a qualcuno che lo avrebbe apprezzato almeno quanto lui, e sono felice che Luca sia stato quell’uomo», confida Fenny.

Inizialmente previsto per dicembre 2024, il rum è stato infine imbottigliato da Fenny e dal suo team nel febbraio 2025, a partire da nove damigiane di capacità variabile tra 7,5 e 20 litri, per un totale di 151,7 litri. Ne sono state prodotte 218 bottiglie: un’edizione estremamente limitata, che non rappresenta soltanto un grande rum, ma anche un ponte tra generazioni e un frammento del genio di Cees van Wees. E se un giorno vi capiterà di sentirne il profumo o assaggiarlo, dedicate un pensiero al grande uomo che fu Cees van Wees e al coraggio con cui Fenny e le sue figlie continuano a custodire l’eredità di famiglia. Santé!













