Nine Leaves: un'odissea giapponese del rum


17 gennaio 2025

nine leaves rum

Con i suoi dieci anni di vita, la distilleria Nine Leaves è stata un capitolo importantissimo nella storia del rum giapponese.

Nata dall’ambizione e dalla passione di un uomo solo, Yoshiharu Takeuchi, Nine Leaves è la rappresentazione concreta della possibilità di un rum di livello mondiale in Giappone. L’essenza della tradizione, dell’artigianato e della tensione verso l’eccellenza, che sono state indispensabili per questa grande avventura, non sono tuttavia destinate a finire qui. Con la chiusura definitiva della distilleria tocca ora a La Maison & Velier, che ha rilevato lo stock di barili, portare avanti il lavoro di Yoshiharu per dare la possibilità ai rum lover di assaggiare l'evoluzione di questi fantastici rum. I nuovi imbottigliamenti sono il risultato della profonda amicizia tra Luca Gargano e Yoshiharu.

Yoshiharu Takeuchi

La storia della distilleria

Fondata nel 2013 da Yoshiharu Takeuchi, la distilleria Nine Leaves si fregia dello stemma di famiglia, disegnato attorno a nove foglie di bambù. Dopo aver lavorato con Ichiro Akuto, il proprietario di Chichibu, Takeuchi ha espresso con chiarezza il desiderio di produrre rum eccezionali utilizzando i metodi artigianali tradizionalmente applicati ai single malt. La distilleria si trova nella città di Otsu, sulle rive del Lago Biwa, nel cuore della prefettura di Shiga non lontano da Kyoto. Una scelta certamente non casuale, dato che si trova accanto a una sorgente sotterranea nota per la sua acqua eccezionalmente dolce e pura, che sgorga dalla montagna di Ishiyama e viene filtrata attraverso una roccia vulcanica. Quest’acqua straordinaria conferisce una mineralità unica al distillato: un'impronta indelebile del terroir giapponese. Per dedicarsi alla sua passione totalizzante per il rum, Yoshiharu Takeuchi ha lasciato una carriera da fornitore della Toyota, lui e la sua famiglia infatti lavorano nel mondo dell’automotive da generazioni. Nella sua distilleria faceva tutto da solo: dallo spostamento dei barili alla fermentazione e alla distillazione, fino al riempimento delle botti e all'apposizione delle etichette sulle bottiglie. Non ha mai voluto nessun altro accanto a sé: dall’inizio alla fine l’avventura di Nine Leaves è stata quella di un uomo solo, in un autentico riflesso della sua dedizione.

“Ho incontrato Yoshiharu intorno al 2014 durante un rum festival, quando era agli inizi, e ho capito subito che era il giapponese meno giapponese e insieme più giapponese che avessi mai conosciuto, ho visitato tre volte il suo stand, incuriosito e colpito dai suoi rum. Ho avuto una vera e propria intuizione mediterranea perché sentivo che quest’uomo era speciale”, racconta Luca Gargano, ripercorrendo un rapporto di amicizia intenso e cementato dalla stima reciproca. “Per il 70° anniversario della Velier gli avevo chiesto una botte per fare il nostro primo co-bottling, e lui ha voluto regalarmela, cosa che a me, che sono genovese, è sembrata incredibile. Ogni anno gli chiedevo quante botti avesse prodotto, e lui mi dava sempre questi numeri bassi, un anno diceva 60, quello dopo 84. Poi, nel 2019, quando sono andato a vedere la distilleria, ho capito: Nine Leaves è davvero un Single Man Rum”.

“La distilleria era un luogo straordinario”, ricorda Luca. “Entri in questa miniera, in un tunnel sotterraneo, con una terra che sembra un gesso bianco, piena di piccoli laghi che si sono creati scavando. L’acqua è così pura che sembra quasi di stare in una Polinesia sotterranea”.

Alla fine del 2023, dopo dieci anni di attività, Yoshiharu Takeuchi ha deciso di chiudere la distilleria.

“Ho deciso di chiudere principalmente per due ragioni”, dice Yoshiharu. “La prima è l’età: comincio infatti ad avere meno naso, che è fondamentale per il rum. E poi, dopo la morte di mio padre, devo mandare avanti l’azienda di famiglia, di cui la distilleria era una divisione”.

Quello che avviene dopo che la scelta è stata fatta racconta la storia di un’amicizia, di una dedizione e di una passione comune. “Ho chiamato Luca e gli ho chiesto ‘conosci qualcuno che potrebbe comprare il mio rum?’”, ricorda Yoshiharu. “E lui mi ha risposto: ‘Nessuno, tranne me’”.

Pochi mesi dopo, Yoshiharu Takeuchi ha dunque venduto l'intero stock di rum da invecchiamento e l'ultimo lotto di rum bianchi a La Maison & Velier.

“Per me la cosa davvero importante è far continuare Nine Leaves”, dice Luca. “Lasciar invecchiare il rum in Giappone per il tempo che sarà necessario mostrerà a tutti che Yoshiharu ha creato uno dei migliori rum al mondo. È un pezzo di storia del rum che continuerà attraverso me, non è una questione di business ma proprio una missione per me: un modo per dare il vero valore al lavoro di Yoshiharu”.

L'eredità di Nine Leaves, insomma, vivrà ancora, maturando ed evolvendo, lasciando presagire emozionanti uscite future.

Il metodo di produzione

L'approccio di Takeuchi alla produzione del rum, incentrato sulla meticolosa attenzione a ogni dettaglio, è profondamente radicato nella tradizione giapponese. Questo concetto, noto come monozukuri, lo spirito di artigianalità che la sua famiglia ha abbracciato per generazioni, ha trovato la sua massima espressione nella creazione di un rum unico e autentico.

Come già accennato, una forte enfasi è posta sulla qualità dell’acqua, che svolge un ruolo cruciale nel processo di produzione. La sua composizione, povera di minerali, favorisce la fermentazione dello zucchero Kokuto, un elemento chiave.

Takeuchi ha trovato la materia prima perfetta nell’arcipelago di Okinawa, vale a dire nell’isola di Tarama-jima, celebre per il suo zucchero di canna che, oltre che come Kokuto, viene chiamato anche zucchero nero di Okinawa, un concentrato al 100% dello zucchero, come il rapadou ad Haiti. Questo dettaglio qualitativo è stato inizialmente frainteso in Europa, portando la critica a bocciare i prodotti di Yoshiharu in un’epoca dove la battaglia ideologica sullo zucchero aggiunto nel rum aveva creato fazioni e incomprensioni.

La fermentazione infine è effettuata con un tipo specifico di lievito autoctono solitamente utilizzato per panificare, con una forte influenza dell’oceano e dura circa quattro giorni.

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Per quanto riguarda la distillazione, su consiglio di Ichiro Akuto, Yoshiharu ha acquistato due pot still scozzesi Forsyth’s, perfetti per esaltare la complessità aromatica dei distillati, creando un equilibrio unico. Il primo ha un wash still che ricorda quello di Chichibu, e ha una base larga che consente un processo di riscaldamento più lento, promuovendo la creazione di aromi potenti; il secondo ha un design slanciato, in stile Glenmorangie, che permette un maggior contatto con il rame e porta a un reflusso più grande durante la distillazione, separando i componenti più leggeri dagli olii pesanti, in modo da ottenere un distillato più puro e raffinato. La lunghezza e l’angolatura del collo dell’alambicco sono particolarmente importanti, dato che contribuiscono allo stile pulito e delicato di Nine Leaves, pur conservando la ricchezza aromatica portata dagli esteri. Combinando l’azione di questi differenti tipi di pot still e unendo l’artigianato tradizionale all’innovazione moderna, Yoshiharu ha saputo creare un equilibrio unico, sospeso tra un distillato di personalità eppure di inusuale eleganza.

Grazie a questo tipo di distillazione, Nine Leaves è diventato il primo e unico Pure Single Rum del Giappone.

Il processo di invecchiamento

Una volta distillati, i rum vengono posti a invecchiare in diversi tipi di botte, in due luoghi diversi: una warehouse sottoposta a importanti oscillazioni di temperatura o una miniera abbandonata, dall’umidità elevata e temperature molto basse. Il clima è quello particolare di Otsu, caratterizzato da estati calde e inverni freddi.

Questi ambienti influenzano l'evoluzione del sapore del rum in modi diversi.

Nella warehouse, gli sbalzi di temperatura fanno sì che il distillato si espanda e si contragga all'interno della botte, accelerando l'estrazione dei composti dal legno. Questo porta a sapori più decisi, e contribuisce a creare un profilo più robusto. I continui cambiamenti accelerano anche l'ossidazione, ammorbidendo il rum e bilanciandone l'intensità.

La miniera, dal canto suo, offre un ambiente stabile e più fresco, che rallenta il processo di invecchiamento, in una maniera simile alle condizioni di una tradizionale dunnage warehouse scozzese. Qui il rum matura a un ritmo più graduale, conservando una maggiore quantità di liquido grazie alla minore evaporazione – l’Angel’s Share. Questa maturazione più lenta favorisce lo sviluppo di sapori sottili e delicati, donando al rum una personalità raffinata.

A livello molecolare, l'invecchiamento innesca complesse reazioni chimiche tra alcol e legno, influenzate da temperatura e umidità. I sapori non vengono solo estratti: si trasformano ed evolvono nel tempo. Takeuchi ha sperimentato diverse botti per l’invecchiamento dei suoi rum: ex-vino, ex-bourbon, di rovere americano, russo e altre. Ognuna di queste aggiunge aromi unici.

La collezione Unsun Karuta: la seconda vita di Nine Leaves

Dopo la chiusura della distilleria, La Maison & Velier ha selezionato i primi cinque imbottigliamenti, le cui etichette sono ispirate a un gioco di carte tradizionale giapponese: Unsun Karuta.

“Scegliere il packaging giusto per questa serie è stato estremamente complesso, abbiamo provato molte idee, alcune strane e scartate immediatamente”, ricorda Luca. “Poi ho pensato alla Card Series di Hanyu, una distilleria chiusa diventata oggetto di culto tra i collezionisti arrivando a quotazioni a 5 zeri sulle aste. Per quegli imbottigliamenti hanno utilizzato le carte da gioco portoghesi, che sono state introdotte in Giappone dai commercianti. Volevo onorare questo rum così interamente giapponese in tutto e mi sono chiesto se ci fossero delle carte giapponesi, per l’appunto. E c’erano”.

L’origine del gioco Unsun Karuta risale alla fine del XVII secolo, nel periodo Edo. Composto da 75 carte, il mazzo presenta i semi di coppe, bastoni, spade e denari come l’originale ma con un tocco chiaramente giapponese, con in più un quinto, quello del guru, che usa come simbolo il mitsudomoe, motivo astratto tipico simile alla virgola. La particolarità del mazzo è quella di avere anche delle carte con dei draghi, che hanno un valore diverso a seconda del gioco che si sta praticando.

Nei prossimi anni sono previste nuove espressioni di Single Cask in Small Batch, e ogni etichetta svelerà una nuova carta della collezione.

Siamo di fronte a uno di quegli eventi straordinari in grado di scuotere il mondo del rum e anche il collezionismo: Nine Leaves non produrrà più nulla, e il suo patrimonio gelosamente custodito è destinato ad accrescere il suo valore nel tempo.

Queste le cinque espressioni:

Nine Leaves White - Last Drops è l’ultimo distillato imbottigliato prima della chiusura definitiva della distilleria.

nine leaves last drops

Una deliziosa combinazione di potenza e delicatezza, questa espressione si distingue per il suo carattere ossidativo e per gli aromi di canna fresca. Al naso si presenta ricco e denso, rivelando sentori di miele, zucchero di canna, rosa e albicocca, in una palette di aromi molto concentrata che si prolunga con toni di anice e mentolo, con uno strato di liquirizia sul finale. Il palato è vivace e rotondo, e si fa più cremoso man mano che rivela note di succo di canna fresco, limone e mash di fermentazione, con sfumature medicinali e di senape che si sviluppano via via. Il finale è energico e persistente, sempre più vicino alla canna da zucchero.

Nine Leaves 2017 ex-Bourbon Cask Small Batch e Nine Leaves 2017 ex-Russian Cask Small Batch sono due espressioni nate a partire da una microselezione e conseguente blending di barili: la prima è stata invecchiata in quattro botti ex-Bourbon, mentre la seconda è un blend di rum maturati in quattro botti di rovere russo.

nine leaves ex bourbon cask

Al naso, la versione ex-Bourbon si presenta fine ed eterea, sostenuta da toni di legno di sandalo ed eucalipto, con una tavolozza aromatica che si apre con frutti tropicali, sfumature tostate e praline, ed evolve in aromi floreali, di zucchero di canna e di marshmallow. Il palato è diretto e chiaro, con note armoniosamente combinate di cocco, mandarino, albicocca e caramella mou che evolvono su toni più vegetali di canna da zucchero matura e pepati. Il finale è raffinato e persistente, con il miele di canna che avvolge gradualmente le papille gustative; una sensazione di ricchezza presto controbilanciata da sentori più piccanti di limone, arancia e albicocca. L’olfatto retro-nasale combina vaniglia, liquirizia e delicate note vegetali di tabacco.

nine leaves ex-russian oak

La release invecchiata nel rovere russo ha un naso pieno e morbido, con sentori di frutta e miele, e toni medicinali ed empireumatici, che evolvono man mano in sfumature più vinose e fibrose. Il palato è vivace, con una palette di sapori ricca di note erbacee di fieno tagliato ed erba medica, che sfuma gradualmente in vaniglia cremosa e sale. Il finale è morbido e persistente, con un sottofondo di cioccolato amaro che esplode negli aromi dello zucchero di canna. Il denso olfatto retro-nasale rivela la vaniglia e la radice di ginseng.

Nine Leaves 2016 ex-American Oak Single Cask #7 e Nine Leaves 2014 ex-American Oak Single Cask #5 sono entrambi dei Single Cask, distillati rispettivamente nel 2016 e nel 2014, invecchiati in botti di rovere americano di secondo riempimento.

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Il Single Cask #7 ha un naso ricco e inebriante, con sentori di iris, pompelmo, noce e vaniglia che aprono le danze, per poi farsi più fruttati, freschi e medicinali. Il palato è deciso e potente, ricco di energia e di note di limone e miele, con lo zucchero di canna che copre delicatamente la lingua, in una piacevole freschezza che viene rafforzata dalle sfumature di piante aromatiche. Il finale è persistente, e rivela la ricchezza tropicale del lime, del kiwi giallo, della banana e del cocco. L'olfatto retro-nasale, deliziosamente vanigliato, aggiunge una spolverata di spezie dolci.

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Il Single Cask #5 si presenta raffinato al naso, rivelando sentori di pepe, frutta tropicale, yogurt, fibra di canna da zucchero, zenzero e cocco in polvere, in un tripudio di maturità e freschezza. Lasciato respirare, libera sfumature di arnica, canfora, lardo affumicato e curry. Il palato è pulito e vivace, con una palette aromatica che dipinge il quadro nitido di un bourbon di qualità superiore, ricca di note di scorza d’arancia, zucca e miele di canna. Il finale è pieno e persistente, e si sposta con naturalezza su sfumature di miele, spezie e cioccolato. All’olfatto retro-nasale, il succo fermentato di canna compare accanto alla radice di genziana e al caramello salato.

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