L’oro di Sorrento. Come nasce il Limoncello PIEMME

A Sorrento la bellezza è ovunque, tra atmosfere sospese nel tempo e i profumi di una natura rigogliosa. Andiamo a scoprire uno degli interpreti più autentici e appassionati di questo territorio straordinario, il Limoncello di Sorrento PIEMME - Piacere Mediterraneo.
" Or mi giova, da questo altero scoglio
Delle Sirene, udire
Gli augelli gai languire,
E il lor dolce cordoglio
Sfogar con vario e con canoro stile
Chiamando il lieto e dilettoso aprile"
Questo componimento di Bernardo Tasso, padre del grande poeta Torquato, è oggi scolpito nel marmo di una lapide all’ingresso di quella che allora era la sua casa. Siamo a Sorrento, in quella Piazza della Vittoria che guarda dritto in fronte a sé il Vesuvio e domina il precipizio che dà inizio a uno dei golfi più suggestivi al mondo.

Curiosamente a pochi metri di distanza dalla lapide sorge sulle fondamenta di un'antica villa romana del II secolo a.C. l’Hotel Bellevue Syrene. L’albergo è un’istituzione cittadina la cui fama è ormai mondiale, pur avendo ancora una proprietà familiare e autoctona. Il Bellevue Syrene è divenuto sinonimo di eleganza e lusso e il suo nome è un omaggio all’incanto di queste creature mitiche, metafora della magia di cui è capace questa lingua di terra, la Penisola Sorrentina. Ed è proprio dalla storia secolare del Bellevue Syrene che nasce un’altra più recente storia, intimamente sorrentina e ardentemente tutta votata alla bellezza e all’amore per il territorio. Parliamo di agrumi, di limoni di Sorrento, di profumi che ammaliano come i richiami delle sirene e di come si possa racchiudere l’anima di questa terra in una bottiglia di limoncello.
La Costiera Sorrentina, che comprende i 6 comuni di Vico Equense, Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento e Massa Lubrense, è da sempre terra di agrumi, al centro di fiorenti commerci fin dal 1600. Qui le piante prosperano grazie al suolo vulcanico e a un microclima reso mite dall’azione mitigatrice del mare e dalla protezione offerta dai Monti Lattari. A onor del vero a dominare sono sempre state le arance amare e bionde, e la coltivazione massiccia della pianta di limone è relativamente recente, conseguenza diretta del boom di questi agrumi negli anni ’60. Ancora oggi le nuove piante si ottengono piantando il seme dell’arancia amara, su cui si innesta poi il limone.
Data la grande vocazione agli agrumi della Penisola non stupisce che la popolazione locale abbia presto trovato tante strade diverse per valorizzare questi splendidi frutti, tra cui l’infusione alcolica delle pregiate bucce che, con l’aggiunta di acqua e zucchero, hanno dato vita al limoncello. A stupire è invece che questa tradizione sia rimasta fino a mezzo secolo fa unicamente domestica, senza cioè che nessuna realtà si strutturasse come azienda e commercializzasse il liquore. Risale infatti solo al 1969 la fondazione di PIEMME, a opera di due coniugi sorrentini che per primi portarono il limoncello sorrentino fuori dal luogo di origine su larga scala. Ed è qui che rispunta la coda del Bellevue Syrene, che nel 1999 ha rilevato l’azienda, trasformandola in “PIEMME Piacere-Mediterraneo”. Due parole che non rappresentano un superficiale slogan pubblicitario ma sono i pilastri di questa realtà: il “piacere” che nasce dalla degustazione di un liquore realizzato con materie prime e tecniche di eccellenza; “mediterraneo”, a testimonianza dell’attaccamento al territorio da parte di una realtà che vive la Penisola con orgoglio.

Se partiamo dall’assunto che non esiste un grande liquore o distillato che non nasca da una grande materia prima, capiamo subito come sia assolutamente possibile fare un limoncello di qualità assoluta, ben distante cioè dai mediocri standard industriali che tanto male hanno fatto alla reputazione di questo liquore. I limoni di Sorrento sono infatti protetti da ben 25 anni dall’iscrizione nel registro delle IGP, marchio che certifica il rispetto del rigido disciplinare di produzione stabilito dal Consorzio. Superfluo è specificare che il Limoncello di PIEMME è prodotto a partire da soli limoni IGP di Sorrento.
L’azienda acquista i limoni dai coltivatori della Penisola Sorrentina tra cui la Solagri, che ha contribuito a fondare nel 1994 e di cui fanno parte oltre 300 coltivatori. Un rapporto di fiducia consolidato negli anni con una delle realtà produttive più serie della zona. Eppure PIEMME ha scelto di andare oltre e di creare un limoncello che non ha eguali nel mondo. Dal 2002 ha creato il Limoncello di Sorrento Bio, che rappresenta oggi il 20% della produzione, ed è possibile grazie a una collaborazione dal grande spessore umano, prima ancora che commerciale. La maggior parte dei limoni certificati come biologici arrivano infatti dal limoneto di Carlo Gargiulo, Professore di Storia dell’Arte in pensione, il quale oggi ha votato la sua esistenza alla cura amorevole del terreno che acquistarono i suoi nonni e che gli fu donato dalla madre nel 1980. Estesa su 3.400 metri quadrati, questa splendida e lussureggiante foresta dal suolo ricco di ceneri e lapilli del Vesuvio, è protetta da una struttura in pali di castagno che sostiene delle reti di protezione dal vento, grandine e raggi del sole. Passeggiando per i sentieri del limoneto, tutti i sensi vengono investiti da una sensazione di benessere: il profumo inebriante dei limoni, la luce trasognata che filtra dalle reti, il silenzio soffice intramezzato ai racconti di Carlo. E la mente torna a Ulisse e a quell’attrazione fatale per il canto delle creature mitiche, all’abbandono totale dei sensi.
Il Professore è uomo di cultura ma anche coltivatore dalle mani capaci, che affondano nel terreno e modificano la Natura. Innesta rami di limone su piccole piante di arancia amara, certifica la fertilità prodigiosa del luogo spiegando che la raccolta avviene tre volte l’anno, a febbraio, aprile e agosto; una raccolta scalare, in cui a essere colti sono solo i limoni arrivati al picco massimo della vitalità. Riempie una cesta di “oro giallo” con una cura certosina e una delicatezza quasi materna: “I limoni non vanno gettati nelle ceste ma sistemati, per evitare urti e che i rami pungano la buccia”. Un artigiano vero.
Giungendo dal limoneto all’opificio di PIEMME, si scopre che l’amore per la qualità qui ha messo radici profonde quanto quelle degli alberi del Professor Gargiulo. PIEMME utilizza un minimo di 350 grammi di scorze per litro rispetto ai 250 grammi della maggior parte dei produttori concorrenti. Inoltre, PIEMME è l’unica azienda a usare la scorza fresca e non congelata. Lavorare a fresco le scorze, quindi non appena effettuata la pelatura, chiaramente esalta il bouquet degli oli essenziali di cui sono ricchissimi i limoni della Penisola, ma ha richiesto un perfezionamento nel savoir-faire degli artigiani che producono il Limoncello. Infatti, la ricetta di ogni batch deve essere necessariamente ponderata rispetto alla stagionalità del raccolto.

La base alcolica del Limoncello di Sorrento PIEMME, che presenta una gradazione di 32% vol ed è certificato IG, proviene dalla distillazione di cereali o melasso e ogni lotto viene assaggiato e approvato dal Master Blender di PIEMME prima dell’acquisto.
Per il Limoncello Bio, l’alcol deriva da cereali biologici. A completare questa produzione di eccellenza, un’infusione delle bucce in alcol, a cui infine vengono aggiunti zucchero di canna e acqua.
Il risultato finale non si può raccontare ma, una volta versato nel bicchiere, questo Limoncello dal giallo scintillante naturale costringe a rivedere completamente i pregiudizi che solitamente accompagnano questo liquore, troppo spesso bistrattato nel fine pasto della ristorazione italiana.
Il Limoncello di Sorrento PIEMME è un messaggio in bottiglia, dentro c’è la rivelazione della bellezza commovente di Sorrento.

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