Distillerie de Monaco: gusto autentico del Principato


di Giovanni Angelucci 1 marzo 2024

Un reportage alla scoperta della prima e unica distilleria del Principato di Monaco, nata nel 2017 nel cuore dell’elegante quartiere Condamine, allo scopo di esaltare i sapori e i profumi autentici di un terroir, con materie prime di altissima qualità unite a metodi rigorosamente artigianali.

Anche chi non è appassionato di turismo di lusso, di yacht e del Grand Prix, ora ha una ragione per giungere nel Principato di Monaco: è di interesse edibile e si chiama Distillerie de Monaco.

Ad accogliervi ci sarà Philip Culazzo, fondatore della distilleria, dinamico imprenditore con madre irlandese e padre italiano dai quali ha ereditato le ampie vedute delle opportunità di viaggio spostandosi e vivendo in diverse parti del mondo, seguendo la carriera diplomatica del papà. Così già da giovanissimo, con una laurea in giurisprudenza in tasca, ha messo in piedi un business dedicato all’intermediazione per l’ittico dai diversi paesi del mondo come Yemen e Uganda e solo nel nuovo millennio è cominciata la sua esperienza di vita nel Principato di Monaco.

“Mi sono insediato a Monaco agli inizi degli anni 2000. Camminando per le vie di Monte Carlo mi sono accorto del vero tesoro prodotto dagli alberi di arance amare presenti e rigogliosi in città. Un tempo questa piccola ed emblematica nazione era una ricca terra agricola, ben prima dell’avvento del turismo, degli yachts e del Gran Premio, la produzione di agrumi rappresentava una colonna portante dell’economia locale, celebre per la sua ricchezza data da questi tipici frutti mediterranei. Nel 2017 ho aperto le porte della prima ed unica Distillerie de Monaco, con l’obiettivo di creare liquori e distillati che possano offrire il gusto autentico del Principato, sviluppato a partire dal suo territorio, dai suoi frutti e dalle sue piante”, racconta orgoglioso Philip.

Volere è potere, così è stato. Ben presto ha avuto chiaro il percorso da seguire per raggiungere l’obiettivo prefissato. In esattamente due chilometri quadrati — queste le dimensioni di Monaco — crescevano e crescono 600 alberi di arance amare, proprietà della corona che si occupa di censirli e curarli uno ad uno con tanto di numero di riferimento per ciascuno, frutti esteticamente non accattivanti ma profumatissimi e soprattutto sani oltre che privi di qualunque tipo di trattamento chimico.

Sono sempre stati lì, ad adornare i viali cittadini, dai 10.000 ai 15.000 chili di frutta raccolta tra gennaio e febbraio e quasi il 90% veniva buttato via perché le arance erano troppo acide (2.4 di ph), soltanto alcune famiglie le utilizzavano per preparare le marmellate. 

“Ho allora deciso di contattare il principe per sapere se fosse possibile usarle così da portare avanti gli esperimenti che avevo in mente. Ho assunto un enologo per capire come lavorarle ed ottenerne il massimo, e la prima idea è stata un liquore, un prodotto che davvero rappresentasse questo territorio”.

Detto fatto, Philip riceve l’ok dal governo entusiasta dell’idea e ha la fortuna di trovare il locale perfetto nel centro cittadino, un vecchio negozio di caccia e pesca su due piani. Al primo, e quindi entrando, c’è in bella vista il piccolo e scintillante alambicco, e nel piano sotterraneo la zona di lavorazione delle arance con i tini in cui svolgere le fermentazioni. Di più, quando la bontà delle idee è grande, le diverse parti come per magia si incastrano, e così Philip trova nel fondo dello stabile anche un pozzo e una sorgente d’acqua che presto vorrà utilizzare.

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La Distillerie de Monaco apre dunque le sue porte nel 2017 e l’alambicco viene inaugurato nel 2018, con la presenza anche del Principe Alberto II. Nel 2019 Philip e la sua squadra partono con le prime produzioni.

Si comincia ovviamente dalle regali arance, anche conosciute come bigaradiers, con cui Philip realizza un intenso liquore dal duplice valore: rappresentativo a pieno della parte forse più autentica e vera del Principato, e sensoriale, perché il risultato è davvero soddisfacente. Le arance giungono puntuali in cassette di legno alla porta della distilleria dove vengono scaricate, lavate, le scorze lasciate in infusione per completare una lenta e dolce macerazione, gli oli essenziali e i profumi estratti, così da ottenere il risultato voluto: una concentrazione naturale che dia vita al liquore L’Orangerie — in futuro sarà sul mercato anche una delicatissima acquavite di arance. 

Tutto avviene in maniera artigianale, alcuni ragazzi collaboratori di Philip si occupano delle varie fasi di produzione e, dopo una macerazione lenta sulle bucce per almeno tre settimane, si arriva ad un risultato finale garbato ed elegante, in armonia con il dosaggio di zuccheri e soprattutto senza coloranti, aromi, stabilizzanti, regalando un’equilibratissima intensità tra la dolcezza e il piacevole amaro stemperato.

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Il secondo prodotto altrettanto degno di nota e rappresentativo di Monte Carlo è il Carruba, liquore ottenuto dai frutti del caroubier, albero nazionale del Principato — presente in 116 esemplari sul territorio monegasco — perché ebbe un ruolo importante durante la carestia di inizio XIX secolo. Durante la carestia, infatti, la popolazione sopravvisse cibandosi di carrube, motivo per cui nel 1987 il Principe Ranieri lo ha nominato albero nazionale, oltre che endemico di Nizza e Monte Carlo da duemila anni. 

Di più: “nell’antichità le carrube erano utilizzate come unità di misura per l’oro e le pietre preziose. Il loro nome è l’origine della parola carato, presa in prestito dall’arabo quirât. Questo perché un seme pesa 0,2 g, proprio come un carato di diamante”, racconta Philip, che anche in questo caso è stato capace di esaltare qualcosa che nessun altro avrebbe considerato, ricavandone un liquore caratterizzato da sentori di cioccolato, caffè e caramello, naturale spettro gusto-olfattivo derivante dal processo di macerazione dei frutti torrefatti. 

E poi il Gin Aux Agrumes, agrumato e portatore dei profumi della Costa Azzurra, base d’alcol di grano bio toscano, materie prime locali che macerano insieme per 24 ore a 50 gradi: limone, zenzero fresco, arancia amara e dolce di Monaco, coriandolo, timo limone, pompelmo, lime, cedro, bergamotto e pepe del Sichuan. 

La volontà era realizzare un gin che rispettasse la tradizione del London Dry Gin ma con una componente importante di agrumi. Il risultato è appagante perché rimane verticale e secco nel rispetto dello stile, ma con una persuasiva presenza di olii essenziali che donano una bevuta inebriante e decisamente fresca.

Il tutto all’interno dell’alambicco pot still “Kothe” di 400 litri, fatto su misura nel 2017 in Germania, una colonna a tre piatti che Philip gestisce con polso: 

soltanto alcune famiglie le utilizzavano per preparare le marmellate. 

“Volevo un alambicco in grado di concentrare delicatamente gli aromi, come nel caso della delicata acquavite di arancia amara. Tutto sta nell’impiegare un ottimo prodotto di base che in distillazione non venga troppo ‘pulito’ e dove la materia prima eccellente rimanga integra."

Ma questo è solo l’inizio, perché sappiamo che qui è tutto in divenire, per cui “stay tuned”, come direbbe Philip Culazzo.

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