Tra monaci e alambicchi

Giorno 1
L’arrivo e il ritrovo con i distributori europei
Sono le sei del mattino quando, assonnate ma contente, salutiamo il mare di Genova e ci dirigiamo verso le Prealpi di Savoia Francesi. È qui infatti che l'iconico liquore verde e giallo viene prodotto, a metà tra i dipartimenti della Savoia e dell'Isère, dove il monastero della Grande Chartreuse è sorto più di mille anni fa. Bianca alla guida, playlist "roadtrip anni Novanta", e si parte!
A Torino incontriamo le due giovani clienti Velier che faranno con noi la Chartreuse Experience 2025: Serena e Miriam, rispettivamente proprietaria di una famosa enoteca in Brianza e founder di un innovativo pub a Gorgonzola. In auto ci raccontano di amare Chartreuse, ma soprattutto ci confessano di adorare i viaggi Velier e l'energia che sprigiona chi ci lavora. In effetti Bianca e io di energia ne abbiamo molta e, tra l'indicare le abbazie arroccate della Val di Susa che appaiono sui promontori e l'ammirare il paesaggio montano innevato, arriviamo presto in Francia.
Les italiennes sono le ultime ad arrivare, ma solo con pochi minuti di ritardo. Ritroviamo Philippe, Laurence e tutti i colleghi che lavorano per Chartreuse. Conosciamo quelli che saranno i nostri compagni di viaggio per i prossimi tre giorni. Ci sono proprietari di rinomati cocktail bar di Salamanca e Barcellona, il proprietario belga di un pub di sole birre lambic, un ragazzo portoghese ora trasferito a Zurigo, tutti giovani professionisti del settore amanti di Chartreuse. Il viaggio si prospetta divertentissimo!
Insieme visitiamo il bellissimo museo dedicato alla storia del brand, dopodiché ci dirigiamo in bus verso i luoghi della Chartreuse. Il monastero dove il liquore ha le sue origini è infatti incastonato nel parco naturale che prende il nome dall'ordine dei monaci certosini, storicamente insediati in quella zona. Attraversando un paesaggio montano davvero suggestivo, arriviamo ai lodge dove dormiremo, nel silenzio e buio più totale della grande montagna che sovrasta il monastero. Una deliziosa cena tipicamente francese a La Ferme de Brévardiere a base di prodotti a km 0 ci conduce alla fine della giornata.
Giorno 2
Il monastero della Grande Chartreuse
Il secondo giorno è dedicato alla visita dei luoghi del monastero e al museo della Correrie, ed entrare negli spazi dove i monaci certosini per millenni hanno vissuto è davvero una grande emozione.
Quest'ordine monastico è dedito alla preghiera e al silenzio, ogni loro attività è all'insegna della cura e della preservazione del monastero. Quel che contribuisce a creare l’affascinante alone di mistero che avvolge il liquore di Chartreuse è proprio la segretezza di ciò che c'è dietro. Parliamo di 130 erbe e spezie che, dosate in proporzioni specifiche e diverse, danno vita alle due referenze base, la Chartreuse verde e la gialla.
Ci raccontano che a produrlo sono due monaci, gli unici a conoscere la ricetta base della Chartreuse, aiutati da due laici che seguono però soltanto la parte di produzione successiva alla composizione della ricetta base. Un dettaglio che ci stupisce molto è che i monaci distillatori vivono in silenzio, e hanno possibilità di avere contatti con l'esterno soltanto due volte l'anno. Noi abbiamo avuto la fortuna di intravederli uscire da una porticina del monastero, avvolti in una tunica bianca con il cappuccio in testa e le mani congiunte in preghiera. Una scena d'altri tempi.
La seconda tappa del secondo giorno è la nuova distilleria di Aiguenoire, situata a Entre-Deux-Guiers, vicino a Voiron, nella regione dell’Isère.
Pur essendo un nuovo sito di produzione, la distilleria di Aiguenoire segna un ritorno alle origini per i monaci certosini. La proprietà fu infatti acquistata dall'ordine nel 1618, sebbene i monaci siano stati espulsi nel 1791. Inaugurata nel 2018, la struttura è perfettamente integrata nel suggestivo paesaggio montano circostante.
Ci dirigiamo subito verso la zona di distillazione, dove in un bellissimo alambicco la Chartreuse viene distillata a seguito di macerazione in alcool delle erbe e spezie utilizzate. Ci spostiamo quindi nella cantina di invecchiamento, dove dietro una porta si sprigiona un profumo inebriante di legno, grazie alle più di cento botti adagiate su due livelli.
Mentre ci perdiamo tra i corridoi, ci viene raccontato che lì invecchia la famosa VEP (Vieillissement Exceptionnellement Prolongé). Le altre release, la cui base sono sempre la verde e la gialla, in alcuni casi sono invecchiate e mischiate in un'altra cantina, dove ci dirigeremo subito dopo. Qui facciamo un tasting guidato di una verticale di Chartreuse, dalla 1605 alla MOF e fino alla 9° centenario.
Inebriati dall'elevato tenore alcolico della Chartreuse, ci portiamo verso il luogo dell'ultima tappa di oggi: Les Deux Alpes.
La prima tappa serale è il bar tour con inizio a La Ginette, storico cocktail bar della località sciistica, dove i giovani bartender ci propongono Chartreuse in mille diverse vesti, anche se il loro cavallo di battaglia è il Bijou. E possiamo assicurare che, dopo il quinto, tutto il resto diventa una divertente storia da raccontare.
Giorno 3
La Chartreuse Experience
Ogni anno il brand organizza questo evento per trasmettere ai paesi distributori e ai clienti ospiti cos'è Chartreuse. In questi giorni abbiamo capito che Chartreuse è expertise, alone di mistero, materia prima e rapporto con il territorio, il lavoro dei monaci e la loro preghiera, ma forse prima e più di tutto, Chartreuse è il luogo in cui sorge. Le montagne, il paesaggio, l'ecosistema e la biodiversità dei luoghi caratterizzano e contraddistinguono questo liquore dalla storia millenaria. Chartreuse non sarebbe Chartreuse se non avesse un legame unico e strettissimo con il luogo in cui i suoi ingredienti crescono e vengono poi trasformati in liquore.
Quale miglior modo allora per celebrare Chartreuse se non fare delle attività di gruppo ad alta quota, sulla neve?
In men che non si dica ci troviamo catapultati a duemila metri sulle piste da sci. Divisi in squadre, iniziamo dei giochi di gruppo che tra risate, un numero indefinito di lingue parlate e di cadute, si conclude con una serpentina di bob in fuori pista.
Dopodiché l’ultima tappa del viaggio è la calda e ristoratrice cena a base di fondue, che fa da occasione per molte chiacchiere, confronti sull'esperienza vissuta e scambi di idee. Il vino rosso e la Chartreuse ci accompagnano verso il post-cena, dove da dietro un bancone, molti dei clienti bartender presenti iniziano a mixare Chartreuse e a proporci i loro cocktail a base del liquore verde e giallo. Il risultato è a dir poco scoppiettante. L'apice della serata si raggiunge quando un bartender belga attacca il pourer alla Chartreuse verde e, in piedi sul bancone, inizia a dar da bere a tutti. Come per la sera prima, molti aneddoti che resteranno nella nostra memoria si sono creati durante e dopo questa serata, ma non è questo il luogo dove raccontarli.
Per vivere tutto questo bisogna per forza raggiungere quei luoghi incantanti e fermi nel tempo, ma speriamo che questo racconto vi abbia almeno affascinato tanto quanto la Chartreuse affascina noi.



















































