Il Velier Live come non l’ho fatto mai


di Stefano Nincevich 14 marzo 2024

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Sono passati un po' di giorni, eppure il Velier Live continua a far parlare di sé, e una grossa sorpresa bolle in pentola: un inserto speciale sul prossimo numero di Bargiornale, tutto dedicato all'evento dell'anno.
Ne parleremo ancora, intanto Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale, ci ha regalato un pezzo emozionante ed emozionato sulla sua esperienza al Velier Live.

La prima cosa in cui casco in pieno al Supermaxi Studio di Milano è una maglia grigia con scritto a lettere nere e cubitali: Agricoltori, Artigiani, Artisti. La riconosco. È la bandiera del popolo delle Triple A. Vini per sognatori, senza etichette o, meglio, senza le solite etichette.

Alzo lo sguardo e dalla t-shirt spunta fuori lui. Piglio da Jack Sparrow e guardaroba preso in prestito a Keith Richards. Che poi Jack e Keith sono la stessa cosa. Scavalca di slancio il cordone della Trattoria Fabbri, si accende una paglia ed evita il corridoio e la sua coda. Mi scruta, lo guardo ed esclama: “Non sopporto le regole”. Capisco al volo che questa non sarà una giornata come le altre e che il bello deve ancora venire. E allora faccio slalom, schivo, sgomito, mi butto in sala stampa, due chiacchiere con i fotografi, un rapido confronto con l’A-Team di Velier e una riunione operativa con la squadra speciale di Bargiornale, media partner di questo evento. Per tutti è tempo di buttarsi nella mischia. Ci sono migliaia di persone. Sembra un formicaio dove tutti conoscono la direzione da prendere. Come se quel villaggio lo frequentassero da sempre. Li guida l’olfatto, il palato, la vista, il tatto e l’udito che qui dentro diventa boato. E tutto acquista un senso.

I visitatori passeggiano tra le vie, anzi le street. E allora imbocchiamo le due main street, Mixer Street, Japan Street, Whisky Street, Mexican, Caribbean Street e la Piazza Italia fino a incrociare la statua della Sgrappa fatta a mano, ma con il dito medio.

Nel mezzo c’è un’astronave nota come Velier Main Bar, che cede il passo alla Gourmand Street e alla Pasticceria Savoir-Faire. Non solo bere, qui è piacere totale. È la nemesi di quel museo degli orrori che c’è là fuori in città, tra apericene, aperisushi, aperimerende, aperisfizi, aperifritti. 

È un villaggio globale il Velier Live, nome in codice VL24. Ed è qui che per il sottoscritto prende senso e forma il sottotitolo dell’evento: “Come non lo hai fatto mai”. Perché più che un semplice salone espositivo quello allestito da Velier è un flusso di coscienza. Un luogo dove pensieri, immagini ed emozioni senza un’apparente connessione formale, vengono messi nelle mani dell’esploratore e riordinati. Deciderà lui cosa fare. È l’Ulisse di Joyce formato fiera. Ed è qui che, mappa alla mano, mi rendo conto che il mio safari di questa due giorni prevede un tour di due giorni, tra domenica e lunedì, in cui avrò l’occasione di fare ben 59 experience, incontrare un sacco di persone, stringere la mano ai brand owner di tutto il mondo, provare cose di questo e dell’altro mondo. Per essere più precisi qui siamo di fronte, più che al flusso di coscienza a quello di conoscenza, cuore pulsante di una cultura in cui la curiosità, la condivisione e l'apprendimento sono celebrati come principi fondamentali.

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E allora avanti tutta con le degustazioni, gli assaggi, le salette prenotate che ci passi “a centimetrrro”, come dice la ragazza di Roccella Jonica, mentre mi soffia l’ultimo ticket d’ingresso. È un assalto alla baionetta, ma su tutti i fronti l’organizzazione regge e ci si sente sicuri. Sicuri di essere capitati in un parco giochi per gli amanti del bien vivre. Non ci sono stand, ma set cinematografici che ti portano dal Nuovo Cinema Haiti da Casa Contratto a Chez Billecart, dai giardini di Hendrick’s e Fever-Tree a Les Parfumes di Monaco. E poi, via per le montagne dello Jalisco e giù di corsa per salutare un fuoriclasse come Simone Caporale, per ben cinque volte, in due locali diversi, posizionati sul tetto dei migliori bar del mondo. Simone, quando arrivi, capisce cosa stai pensando, ma tu non saprai mai cosa passa per la sua mente. È come un fiume in piena, nessuno lo ferma, e nessuno sente il bisogno di farlo.

Ho seguito alcune interviste, dal tono avvolgente della torba e accese come un barbecue. Ho acceso il registratore mentre venivano raccontate storie e filastrocche su rhum, ron & rum. Mi sono lasciato affascinare dallo storytelling dei cugini whisky & whiskey. Ho celebrato un rito profano sul tatami di Nikka, il whisky giapponese che ha spento 90 candeline e ci ha indicato la via, o meglio, il Do. Immagini vivide di un sogno che mi riporta al regista Wes Anderson, dove tonalità tenui si mescolano armoniosamente a tocchi più intensi per mettere in risalto i dettagli più importanti. Uno di questi, quasi me ne ero dimenticato. Se vi state chiedendo il nome di quel gagliardo artista con la maglietta grigia all'inizio di questa storia, vi aggiungo solo un indizio: il perfetto padrone di casa, meglio noto come Luca Gargano.

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