La storia del rum a Marie-Galante

“Gli ultimi saranno i primi. Nascosta dalla sua doppia insularità anche nei libri di geografia,isolata e senza budget sino al 1960, in controtendenza rispetto al resto dei Caraibi, Marie Galante è oggi punto di riferimento mondiale del rhum, l’ultima isola à sucre dei Caraibi e patrimonio archeologico a cielo aperto della cultura dello zucchero di canna e della distillazione artigianale.” 
La canna da zucchero sta infatti scomparendo negli ultimi cinquant’anni dalle Antille, soppiantata dall’urbanizzazione, da colture più redditizie e dal turismo di massa. Nelle Grandi Antille, la canna è incredibilmente scomparsa dal 2005 a Puertorico, che è il più grande produttore al mondo di rum tradizionale, e che oggi importa la melassa da altri paesi; Cuba ha pure drasticamente ridotto la superficie coltivata del 75% negli ultimi 20 anni ed anche Haiti e la Jamaica hanno drasticamente ridotto le aree destinate alla coltivazione. Nelle Piccole Antille, la canna non è più coltivata dal 1966 a Saint Lucia, dal 1982 ad Antigua e dal 2005 a St Kitts e Grenada, Dominica e Saint Vincent hanno meno di 800 ettari. Nelle isole produttrici di rhum agricole, la situazione non è diversa; la Martinica ha perso dal 1960 al 1990 più di 10 000 ettari, e oggi la superficie è di soli 3000 ettari, mentre la Guadalupa ‘continentale’ ha ancora 9000 ettari che la posizionano al primo posto delle Piccole Antille davanti a Barbados, ma ha comunque perso in 50 anni il 70% della produzione. 

Marie Galante, invece, non perde un colpo. 2500/3000 ettari, coltivati da 2173 planteurs; di fatto ha una monocoltura intervallata da praterie e foreste che si affacciano sul mare che copre il 20% della superficie totale. Proprietà agricole estremamente frazionate che mantengono un sistema colturale, di raccolta e di trasporto tradizionale. L’orto vicino al campo, la semina manuale, il mantenimento di antiche varietà , la mitica B47.258 e la canne à bouche come la Cristalline e la Rubanee, il trasporto con le cabrouettes tirate dai tori che qui chiamano buoi: un’isola à sucre propedeutica alla produzione di un ottimo rhum.

UN’ISOLA IN DIVENIRE
Anche le distillerie stanno riducendosi in tutti i Caraibi a seguito dei processi di concentrazione e di marketing. In Martinica hanno chiuso nel finale del secolo scorso, Bally, Hardy e Clement; all’inizio del nuovo secolo Dillon e Trois Rivières. A Grenada non fumano più Dumfermline e Westerhall e a Trinidad la mitica Caroni.
Marie Galante è oggi anche l’isola con la maggior densità di distillerie per km2. La piccola isola a forma di pizza, situata tra Dominica e Guadalupa di cui ne fa parte amministrativamente, ha una superficie di 158 km2 e ancora 5 distillerie fumanti: Grand Anse, Bellevue, Poisson, Bielle e la recente Rhum Rhum PMG. Rimane Aichi, così la chiamavano i Caribe, per quasi 150 anni; infatti dopo essere stata scoperta da Cristoforo Colombo nel 1493, Maria Galante non viene colonizzata dagli spagnoli, così come tutte le Piccole Antille. I primi francesi sbarcano nel 1635 e nel 1648 viene costruito il primo fortino, Viex Fort. La vera colonizzazione inizia con la nomina a governatore del giovane Jacques de Temericourt nel 1665 ma tra saccheggi, cicloni e occupazioni inglesi l’isola fatica a decollare. Le prime coltivazioni riguardano l’indigo, il caffè, il cotone e in misura minore la canna da zucchero. Marie Galante non ha praticamente corsi d’acqua e le prime sucrotes sono azionate da mulini a trazione animale; i cavalli si stancano in fretta, i tori sono troppo lenti e quindi vengono usati prevalentemente i muli. L’estrazione del succo è limitata perché i rulli sono di legno e verticali e permettono di estrarre solo due terzi del succo contenuto nelle canne. A fine ‘600 ci sono solo 500 abitanti compresi gli schiavi e 12 sucrotes. Bisogna attendere la metà del 1700, dopo l’occupazione dal 1759-1763, durante la guerra dei sette anni, da parte degli inglesi, per assistere allo sviluppo dell’isola, grazie al boom della tratta degli schiavi: pur essendo ancora il caffè e il cotone le culture dominanti la canna da zucchero comincia a fiorire. La popolazione raggiunge i 13000 abitanti e nel 1781 sono coltivati 740 ettari a canna da zucchero ed esistono 17 mulini di cui 5 a vento (i resti del primo costruito nell’Habitation Desmarais nel 1776 sono ancora visibili).

LA SORTE DELLA PICCOLA ISOLA "A’ SUCRE"
Nei primi anni del 1800 la congiuntura internazionale fa si che le colture del caffè e del cotone non sono più redditizie, e la perdita della colonia di Saint Domingue, con l’indipendenza di Haiti, fanno diventare Marie Galante una vera ile à sucre: si moltiplicano i mulini e gli ettari coltivati, e si produce rum non solo per il consumo locale, ma anche per l’export. Nel 1832 rimangono solo 460ha coltivati a caffè, 600 ha a cotone e ben 1800 destinati alla canna, lavorata in 105 mulini a vento. La sucrerie tipo era formata dal mulino a vent,  un locale adibito a zuccherificio e distilleria. Le canne venivano pressate dai rulli orizzontali azionati dalle pale del mulino a vento, e il succo veniva convogliato nei grandi recipienti metallici, les chaudiers à sucre, generalmente quattro, che scaldate dalla bagasse servivano per concentrare il succo di canna,travasando il contenuto da una chaudiere all’altra. Quando il succo era sufficientemente concentrato veniva messo a raffreddare nella sucriere dove agitando il liquido si formava lo zucchero cristalizzato mischiato ad uno sciroppo denso, la melassa. Questo composto semiliquido veniva messo in tonneaux, detti boucaud con il fondo traforato che permetteva ai cristalli di zucchero di rimanere nel barile e alla melassa di colare in un canaletto per poi essere raccolta e messa nella cuvee di fermentazione in legno e poi distillata nell’alambicco di rame. Così veniva prodotta la Tafia o guildive, il rhum di melassa. 

Negli anni 40 del XIX secolo alcuni fattori concomitanti portano ad una evoluzione dell’attività. Lo sviluppo delle caldaie a vapore e dei mulini meccanici orizzontali permette che, dopo il terremoto del 1843 che distrusse Point à Pitre e danneggiò gravemente i mulini di Marie Galante, si passi da una attività artigianale ad una semi industriale. Nel 1845 nascono Grande Anse e Trianon, le prime usines che lavorano non solo la canna delle proprie terre ma anche quella dei vicini. Naturalmente sono alimentate da macchine a vapore. Con la fine dell’esclavage (1848) le proprietà agricole si frazionano e arrivano lavoratori dall’India e Africa, i congos, che sbarcano, nel 1852, in 1200 e portano nuovo sangue africano libero sull’isola, dando un nuovo impulso alla società créole-marie galantaise.

LA RENAISSANCE DI MARIE GALANTE
Anche la habitations tradizionali si trasformano e nel 1883 rimangono solo 39 sucreries /distilleries che utilizzano il mulino a vento. Nel 1884 arriva la crisi dello zucchero. la competizione con lo zucchero di barbabietola e il boom produttivo di Cuba fanno crollare il prezzo dello zucchero di canna del 50% in tre anni. I bianchi se ne vanno…torneranno vent’anni dopo quando la terribile eruzione vulcanica della Montagna Pelée distrugge Saint Pierre annientando la produzione di zucchero e rhum di melassa della Martinica. Nascono nuove usines e si moltiplicano i piccoli produttori di rhum agricoles. Negli anni 30’ abbiamo 5 usines funzionanti: Grande Anse, Doro, Pirogue, Bernard e Le Robert e una ventina di piccole distillerie artigianali. A Saint Pierre fumano Karukera , Vangouth, Moustique, Doro, Grand Bassin, Grand Pierre, Cocotier, Agappy e Pellisson. A Capesterre funzionano Bezard, Bellevue, Sainte Croix e Le Salut e nel comune di Grand Bourg, la capitale di Marie Galante, Poisson, Saint Christophe, Ma Retraite, Bourg le Basses, Port Louis e Bielle. Comunque Marie Galante è ancora cenerentola. Collegata una sola volta per settimana con la Guadalupa, esporta lo zucchero ma consuma localmente il rum, ed è tutto bianco. La seconda guerra mondiale è un ecatombe anche di distillerie; nel 1950 rimangono fumanti solo due usines: Grand Anse e Le Robert e 5 distillerie di rhum agricole: Bielle, Poisson, Bellevue, Port Louis e Le Salut. Nel dopo guerra Albert Godefroy rimane l’ultimo paladino del rum agricole; porta avanti la distillerie Bellevue, che vende sull’isola il rum Magalda, che diventa leader di mercato insieme al rum Totò della distilleria Le Salut. Bielle e Poisson sono in abbandono, e nel 1959 chiude Le Robert. Nel 1975-76 inizia il rinascimento di Marie Galante, grazie a due uomini originari dell’isola ma che erano in altre faccende affaccendati. Ernest Renault, detto Ned, et Dominique Thierry, suo nipote entrambi parenti di Paul Rameau, ritornano sull’isola per ‘salvare’ la distillerie Poisson e Bielle. nel 1988 chiudono Port Louis e Le Salut, ultimo alambicco Pere Labat ancora in funzione sull’isola. Rimangono quindi oltre a Grande Anse, tre distillerie: Bellevue, Poisson e Bielle. La specificità di Marie Galante comincia a esprimersi quando in Francia nel 1988 aumenta la tassa alcol e i produttori di Guadalupa e Martinica abbassano il grado del loro rhum agricole blanc da 59° a 55° e in seguito a 50°.

LA NOUVELLE EPOQUE
A Marie Galante avviene una rivoluzione pacifica che impedisce lo stravolgimento del Ti’ Punch, parte integrante della cultura marie galantaise, sempre fatto con un rum agricole a 59°, che da questo momento rimane una caratteristica unica dei rum locali. A fine anni '90 Renault e Thierry si associano e costituiscono la societé de Vieux rhum de Marie Galante, costruendo uno chais vicino alla distillerie Bellevue dove stoccano i barili di rhum d’invecchiamento, aprendo una nuova era perché sino ad allora il 100% del rum prodotto a Marie Galante era bianco. Oggi il maggior produttore dell’isola è la Distillerie Bellevue. Acquistata nel 1927 dalla famiglia Godefroy, e diretta da Albert sino al 2001, quando viene venduta al gruppo Bardinet che lascia la direzione a Hubert Damoiseau, nipote di Albert Godefroy. Perduta nella dolce campagna di Capesterre, circondata dai campi di canna da zucchero è stata ristrutturrata nel 2003. Equipaggiata con tre mulini,12 cuvees di fermentazione in acciaio inox e due colonne creoles di distillazione tutto azionato dalla vecchia machine a vapeur del 1906 ancora alimentata a bagasse. Produce oggi 4000 ettolitri all’anno che sono quasi totalmente esportati. Imbottigliano il rhum bianco a 59° e 50° e un 8 anni invecchiato negli chais della Martiniquaise La Distillerie Poisson è sulla strada nazionale tra Grand Bourg e Saint Louis,nascosta alla vista dalla vegetazione tropicale . Famosa per il suo rhum Pere Labat,nome mitico nel mondo del rhum,dato da Eduard Rameau. Nel 2007 la distilleria e i 170 ettari di proprietà sono stati venduti a una società capitanata da Jean Cédric Brot, imprenditore della Guadalupa, che ha terminato di ristrutturare la distilleria in ottobre 2010 senza fermarne la produzione. Attualmente sono in vendita il rum agricole blanc Père Labat a 59°, in versione anche a 50°, un doré e l’8 anni. Imminente l’uscita del millesimo 2003 e probabilmente l’anno prossimo un millesimo del 20° secolo. Bielle è nel cuore geografico dell’isola circondata dalle colline ricoperte di canna da zucchero. Dominique crea la prima boutique vicino alla distilleria che continua a rinnovare ed ampliare. Oggi Bielle a due mulini, nove cuves di fermentazione e tre colonne Savalle di distillazione. Produce 2000 ettolitri e ha in invecchiamento più di 800 barili ex bourbon, Bielle detiene più del 90% del mercato dell’isola con il suo rhum blanc 59°. Commercializza anche il rhum vieux 42°, il 2003 brut de fut 55.5° e il raro 14 ans, brut de fut 49.8°. 

UN AVVENIRE PIENO DI PROMESSE
Oggi sono due distillerie in una .infatti nel 2006 si è associato a Vittorio Capovilla, una dei più grandi distillatori del mondo,e alla Velier,importatore italiano specialista di rhum,per aprire una nuova frontiera del rhum agricole creando Rhum Rhum PMG. Rhum Rhum utilizza il succo fresco di canna non diluito fornito dai mulini di Bielle e poi effettua una lunga fermentazione in piccole cuvees in inox da 30 ettolitri prima di subire una doppia distillazione in due alambicchi di rame a bagnomaria. Viene commercializzato il rhum bianco a 41° e 56° e da fine 2010 un rhum Ambrè invecchiato in barriques nobili francesi. Rhum Rhum ha attualmente 150 barili in invecchiamento tra barili ex bourbon, pièces bourguignonnes e barrique da 225 litri che hanno contenuto vini bianchi. La sua doppia insularità unita alle difficoltà di trasporto e quindi di smaltimento, hanno fatto sì che l’isola sia oggi un museo a cielo aperto della storia dello zucchero e del rum. Sono ancora visibili 83 mulini a vento ormai diroccati; addentrandosi nella macchia si scoprono le vecchie distillerie non più fumanti di Port Louis e Le Salut dove è visibile l’ultimo alambicco père Labat. Tutta l’isola è letteralmente cosparsa di reperti ormai archeologici: pezzi di turbine a vapore, ciminiere, chaudières, machines à vapeur: si potrebbe organizzare una caccia al tesoro per appassionati di rum che darebbe risultati sorprendenti. Marie galante è un tesoro nascosto; un’isola agricola non dominata dal turismo dove tra l’altro sono allevati 11 000 bovini che danno una viande à l’herbe di qualità eccellente che si esalta nello chaudage, il bollito créole che viene preparato tutti i venerdì sera da madame Lancelot, nella sua trattoria sotto una veranda vicino al mare, all’uscita di Grand Bourg, e dove si può ancora bere, accarezzati dall’aliseo, il vero ti’ punch con il rhum più agricole degli agricoles.

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